idratazione in estate, FMD e cicli afta epizootica:

Attualmente, l’inquinamento chimico delle acque superficiali e sotterranee rappresenta una sfida complessa per la tutela degli ecosistemi e della salute umana. Infatti, per rispondere a questa emergenza, le istituzioni europee hanno adottato la Direttiva UE 2026/805. Di conseguenza, questo provvedimento aggiorna le principali normative di settore, ampliando l’elenco delle sostanze prioritarie da monitorare. In particolare, la nuova norma include contaminanti emergenti ad alto impatto come PFAS, farmaci, pesticidi e biocidi.

Il ruolo dei metodi ecotossicologici e degli Effect-Based Methods

Tuttavia, l’uso esclusivo delle tradizionali analisi chimiche non permette di rilevare l’impatto complessivo generato dalle miscele di sostanze inquinanti. Pertanto, per superare questo limite, la normativa introduce i metodi ecotossicologici basati sugli effetti, i cosiddetti Effect-Based Methods. Nello specifico, questi test in vitro e in vivo sono stati sviluppati e validati con il contributo dell’Istituto Superiore di Sanità. Grazie a questi strumenti innovativi, è possibile individuare rischi specifici per la salute, tra cui interferenze endocrine, risposte genotossiche, neurotossiche ed embriotossiche.

Obblighi per gli Stati membri e prossimi sviluppi tecnici

Inoltre, l’applicazione pratica dei metodi ecotossicologici introduce specifici obblighi legali per i Paesi membri. Ad esempio, durante una prima fase di due anni, gli Stati dovranno monitorare la presenza di sostanze ad azione estrogenica in siti selezionati per raccogliere dati comparabili. Successivamente, entro dicembre 2027, la Commissione Europea definirà le specifiche tecniche ufficiali. Infine, le istituzioni valuteranno l’adozione di soglie di allerta per lo screening chimico, ponendo così le basi per estendere l’uso dei test basati sugli effetti a molte altre sostanze inquinanti.