Microbiota intestinale, Canva Ai

Antibiotici e alimentazione potrebbero interagire molto più di quanto si pensasse. Una ricerca coordinata da scienziati statunitensi suggerisce, infatti, che una dieta ricca di zuccheri semplici possa amplificare alcuni effetti degli antibiotici sul microbiota intestinale.

Il lavoro è stato pubblicato il 30 settembre 2026 sulla rivista Nature. I ricercatori hanno analizzato 9.419 pasti consumati da 173 pazienti sottoposti a trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche.

Il risultato apre una prospettiva interessante. Durante una terapia antibiotica, infatti, potrebbe contare non soltanto quale farmaco viene assunto, ma anche ciò che arriva nell’intestino attraverso l’alimentazione.

Non significa, però, che lo zucchero “annulli” gli antibiotici. Né che i pazienti debbano eliminare autonomamente carboidrati o frutta durante una cura. La questione riguarda piuttosto l’ecosistema intestinale e la capacità di alcuni microrganismi di resistere alla forte perturbazione provocata dai farmaci.

Che cosa succede al microbiota quando prendiamo un antibiotico?

Gli antibiotici hanno cambiato radicalmente la medicina perché permettono di curare infezioni batteriche che possono diventare molto gravi. La loro azione, tuttavia, non si limita necessariamente al microrganismo responsabile dell’infezione.

Soprattutto gli antibiotici ad ampio spettro possono colpire diverse popolazioni batteriche che normalmente abitano l’intestino. Il microbiota intestinale è una comunità estremamente complessa. Comprende batteri e altri microrganismi che interagiscono continuamente tra loro e con l’organismo umano.

Questa comunità contribuisce alla digestione di alcune sostanze, produce metaboliti e partecipa alla regolazione delle difese immunitarie. Inoltre, aiuta a creare una barriera ecologica contro la proliferazione di microrganismi potenzialmente dannosi.

Quando un antibiotico elimina una parte consistente di queste popolazioni, l’equilibrio può cambiare rapidamente. Si parla in questi casi di disbiosi. Il termine indica un’alterazione nella composizione o nelle funzioni della comunità microbica.

Dopo la terapia, il microbiota può recuperare almeno in parte. Tuttavia, tempi e modalità del recupero variano molto da persona a persona. Proprio in questa fase potrebbe entrare in gioco l’alimentazione.

Che cosa ha scoperto lo studio pubblicato su Nature?

La ricerca ha sfruttato una situazione clinica particolare. Gli studiosi hanno seguito pazienti ricoverati per un trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche.

Si tratta di persone sottoposte a trattamenti molto intensivi. Per questo motivo ricevono spesso antibiotici e vengono controllate con particolare attenzione. Gli studiosi hanno registrato con precisione ciò che mangiavano durante il ricovero. Complessivamente sono stati monitorati 9.419 pasti consumati da 173 pazienti.

Per 158 persone erano inoltre disponibili campioni longitudinali del microbiota. In totale, l’analisi ha incluso 1.009 campioni fecali. Questo ha permesso di mettere in relazione tre elementi: alimentazione, esposizione agli antibiotici e successive modificazioni della comunità batterica intestinale.

È emersa così un’associazione particolarmente evidente per la categoria di alimenti definita nello studio come “sugars, sweets and beverages”. Durante l’esposizione agli antibiotici ad ampio spettro, un maggiore consumo di questi alimenti era associato a una più marcata riduzione della diversità microbica.

Il fenomeno non appariva invece nello stesso modo quando i pazienti non erano esposti agli antibiotici.

Antibiotici e alimentazione: quanto diminuiva la diversità dei batteri intestinali?

Uno degli aspetti più interessanti riguarda la cosiddetta alfa-diversità. Questo parametro descrive, in modo semplificato, la ricchezza e la distribuzione dei microrganismi presenti all’interno di un determinato campione.

Una maggiore diversità non equivale automaticamente a un intestino sano in ogni circostanza. Tuttavia, una perdita marcata di diversità è frequentemente osservata durante importanti alterazioni del microbiota.

Nel modello statistico utilizzato nello studio, ogni incremento di 100 grammi degli alimenti classificati come dolci e zuccherati dopo l’esposizione ad antibiotici ad ampio spettro era associato a un’ulteriore diminuzione media dell’alfa-diversità del 24,1%.

L’intervallo di credibilità indicato dai ricercatori era compreso tra il 7,7% e il 38,1%.

Il dato richiede però una lettura corretta. Non significa che mangiare 100 grammi di zucchero provochi nel microbiota di qualsiasi persona una perdita del 24,1% della biodiversità.

Lo studio ha valutato una specifica categoria alimentare in una popolazione ospedalizzata molto particolare. Inoltre, il risultato deriva da un modello statistico che considera l’interazione tra dieta e antibiotici. È quindi un’associazione quantitativa importante, ma non una formula applicabile automaticamente alla popolazione generale.

Antibiotici e alimentazione: perché zucchero e antibiotici insieme potrebbero essere più dannosi?

L’aspetto forse più interessante dello studio riguarda proprio l’interazione.

Il consumo di alimenti dolci, preso isolatamente, non risultava associato alla stessa perdita di diversità. L’effetto emergeva soprattutto quando il microbiota era contemporaneamente sottoposto alla pressione degli antibiotici.

Una possibile spiegazione è di natura ecologica. Un antibiotico modifica improvvisamente la competizione tra le diverse specie intestinali. Alcuni batteri vengono fortemente ridotti, mentre altri resistono meglio.

In questo ambiente impoverito si liberano spazi e risorse. Una grande disponibilità di zuccheri semplici potrebbe quindi favorire alcuni microrganismi capaci di sfruttare rapidamente queste risorse. In condizioni normali, la competizione con centinaia di altre specie ne limiterebbe maggiormente l’espansione.

Dopo una terapia antibiotica, invece, questo sistema di controllo può essere temporaneamente indebolito. È un meccanismo che ricorda ciò che accade in un ecosistema dopo una forte perturbazione: eliminando molti organismi, alcune specie opportuniste possono conquistare rapidamente lo spazio rimasto libero.

Antibiotici e alimentazione: che cosa c’entra Enterococcus faecium?

Gli studiosi hanno osservato un altro fenomeno rilevante. La combinazione tra antibiotici e alimenti ricchi di zuccheri era associata all’espansione degli enterococchi.

Tra questi spiccava Enterococcus faecium. Gli enterococchi possono essere presenti normalmente nell’intestino senza provocare malattia. In determinate condizioni, però, alcune specie possono comportarsi da patogeni opportunisti.

Il problema diventa particolarmente importante nei pazienti fragili, immunodepressi o ricoverati. Enterococcus faecium può infatti essere responsabile di infezioni ospedaliere anche gravi. Alcuni ceppi presentano inoltre resistenze a diversi antibiotici. Nello studio, dopo l’esposizione ai farmaci, un maggiore consumo di alimenti zuccherati risultava associato a una crescita dell’abbondanza relativa di E. faecium.