Dalla lunga esperienza nella siderurgia alle patologie pleuriche per l’amianto, fino alla diagnosi di un tumore alla prostata e alla nascita dell’Associazione Italiana Prostatectomizzati. La vicenda di Pietro Scialpi è una storia personale diventata anche impegno per la tutela dei pazienti e dei lavoratori.
La sua vicenda si sviluppa su più piani: il lavoro nell’industria, l’esposizione all’amianto, la diagnosi di placche e ispessimenti pleurici, il tumore alla prostata e, successivamente, l’attività nell’Associazione Italiana Prostatectomizzati, da lui fondata.
Pietro Scialpi e i 27 anni nella siderurgia
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Pietro Scialpi è originario di Crispiano, in provincia di Taranto, e ha lavorato per circa 27 anni nel settore siderurgico, anche in importanti realtà industriali italiane.
È all’interno di questa storia lavorativa che si colloca il tema dell’esposizione all’amianto.
Le placche pleuriche e gli ispessimenti pleurici – patologie amianto correlate
Dopo il pensionamento, la vicenda sanitaria di Scialpi assume una nuova dimensione.
Secondo la ricostruzione pubblicata dall’Osservatorio Nazionale Amianto, presieduta dall’Avv. Ezio Bonanni, nel 2004 gli furono diagnosticate placche pleuriche e ispessimenti pleurici, indicate nella stessa fonte come patologie riconducibili all’esposizione ad amianto e comprese tra le malattie professionali tabellate INAIL.
Questo passaggio rappresenta un elemento centrale della sua storia.
Per un lavoratore che ha trascorso decenni negli stabilimenti industriali, la scoperta di alterazioni pleuriche può infatti riportare l’attenzione sulle condizioni di lavoro del passato e sulle conseguenze che possono manifestarsi anche a distanza di molti anni.
Il secondo capitolo: il tumore alla prostata
La storia di Scialpi comprende però anche una seconda importante vicenda sanitaria.
Gli viene diagnosticato un tumore della prostata, descritto nella documentazione ONA come una forma particolarmente aggressiva.
È proprio su questo punto che nasce una questione distinta rispetto alle patologie pleuriche.
Scialpi ha sostenuto pubblicamente che il tumore alla prostata potesse essere collegato alla precedente esposizione professionale all’amianto.
La prostatectomia e una nuova battaglia
Parallelamente alla vicenda legata all’amianto, Scialpi ha affrontato il percorso terapeutico per il tumore alla prostata, compresa la prostatectomia.
L’intervento ha rappresentato per lui un passaggio profondamente personale.
Ma proprio da questa esperienza è nata una nuova forma di impegno: parlare delle conseguenze che possono accompagnare gli uomini dopo l’intervento e creare uno spazio nel quale confrontarsi senza vergogna.
Da qui nasce l’Associazione Italiana Prostatectomizzati, fondata dallo stesso Scialpi.
L’Associazione Italiana Prostatectomizzati
L’esperienza dell’AIP nasce quindi dalla necessità di affrontare anche ciò che accade dopo la malattia.
La prostatectomia può infatti comportare conseguenze sulla continenza urinaria e sulla funzione sessuale. Sono aspetti che possono incidere sulla vita quotidiana, sulle relazioni e sull’immagine che una persona ha di sé.
In una testimonianza pubblicata dalla LILT Firenze, Scialpi racconta proprio questo aspetto della propria esperienza e sottolinea la difficoltà, per molti uomini, di chiedere aiuto quando una malattia coinvolge anche la sfera sessuale e l’identità personale.
L’associazione nasce quindi anche come luogo di confronto.
Un uomo che ha già attraversato il percorso può parlare con un altro uomo che si trova davanti alla stessa diagnosi. La condivisione diventa così parte del percorso di riabilitazione.
La collaborazione con il sistema di riabilitazione oncologica
L’AIP è entrata anche nella rete della riabilitazione oncologica toscana.
ISPRO indica infatti l’Associazione Italiana Prostatectomizzati tra le realtà che operano all’interno del CeRiOn, Centro di Riabilitazione Oncologica di Firenze, nato dalla collaborazione tra ISPRO e LILT Firenze.
Parlare di prostata significa parlare anche di dignità
Uno degli aspetti più delicati del tumore alla prostata riguarda ciò che spesso rimane fuori dalla comunicazione pubblica.
L’uomo può trovarsi ad affrontare incontinenza, difficoltà sessuali, cambiamenti nell’immagine corporea e paura di non tornare alla vita precedente.
Nella testimonianza pubblicata dalla LILT, Scialpi insiste proprio sulla difficoltà di molti uomini a condividere sentimenti e fragilità. Secondo il suo racconto, chiedere aiuto può essere vissuto come una perdita di autonomia o come una forma di debolezza.
Cosa dicono oggi le tabelle INAIL e patologie da amianto
Nelle attuali tabelle delle malattie professionali, aggiornate con il decreto ministeriale 15 novembre 2023, pubblicato nel gennaio 2024, il tumore della prostata non risulta tra le specifiche patologie indicate da INAIL come malattie asbesto-correlate tabellate.
Amianto e tumore della prostata: cosa dice la ricerca scientifica
Il possibile rapporto tra esposizione all’amianto e tumore della prostata è stato oggetto di diversi studi epidemiologici, con risultati non univoci.
Una meta-analisi pubblicata nel 2020, che ha esaminato 33 studi per un totale di oltre 723mila persone, ha rilevato un’associazione statisticamente significativa tra esposizione all’amianto e rischio di tumore della prostata. L’analisi ha evidenziato un’associazione anche considerando specificamente l’esposizione professionale, con un effetto stimato pari a 1,07 (IC 95% 1,04–1,10). Gli autori hanno concluso che l’esposizione all’amianto sembrava associata a un aumento del rischio di tumore della prostata, precisando tuttavia la necessità di ulteriori studi prospettici per confermare il risultato. Leggi lo studio scientifico del 2020 – PubMed · Testo integrale dello studio – PMC
Una successiva revisione sistematica e meta-analisi, pubblicata da Godono, Clari, Franco e altri autori su Prostate Cancer and Prostatic Diseases, ha analizzato 68 coorti per valutare il rapporto tra esposizione professionale all’amianto e tumore della prostata. Gli autori hanno evidenziato che la letteratura precedente presentava risultati contrastanti. Leggi lo studio di Godono et al. – Nature
Il quadro scientifico, quindi, al momento non è univoco, ma sarebbe opportuno che la ricerca scientifica approfondisca la possibile correlazione: in mezzo ci sono vite umane e la sofferenza di persone che attendono risposte certe.
