Tumore al polmone (Foto free di ymyphoto da Pixabay)

La prevenzione del tumore del polmone entra in una nuova fase grazie a un finanziamento pubblico destinato al rafforzamento della Rete italiana screening polmonare (Risp).

Sono previsti 1,2 milioni di euro per sostenere le attività di monitoraggio, coordinamento e sviluppo dei programmi di diagnosi precoce attraverso l’utilizzo della Tac a basso dosaggio, uno strumento considerato strategico per individuare eventuali lesioni polmonari nelle persone maggiormente esposte al rischio.

Le risorse saranno utilizzate nel periodo 2025-2027 e coinvolgeranno sia il centro nazionale di coordinamento sia le strutture regionali impegnate nei programmi di screening.

Come saranno distribuiti i fondi

Secondo lo schema di decreto del Ministero della Salute, realizzato in collaborazione con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, una prima quota sarà destinata all’Istituto nazionale dei tumori di Milano, individuato come centro di riferimento per il coordinamento della rete.

L’istituto riceverà fondi per migliorare la raccolta e la qualità dei dati e verificare il funzionamento dei programmi. Oltre a coordinare le attività dei centri coinvolti e monitorare i risultati dello screening.

Le ulteriori risorse saranno distribuite alle Regioni in base al numero di persone potenzialmente interessate dal programma.

Screening polmonare: perché la diagnosi precoce è importante

Il tumore del polmone è una delle principali cause di mortalità oncologica. Una delle difficoltà maggiori è rappresentata dal fatto che spesso la malattia viene diagnosticata in fase avanzata, quando le possibilità terapeutiche possono essere più limitate.

Lo screening con Tac toracica a basso dosaggio permette di individuare alterazioni molto piccole prima della comparsa di sintomi evidenti, aumentando le possibilità di intervenire tempestivamente.

La selezione delle persone da sottoporre ai controlli avviene sulla base dei fattori di rischio, tra cui l’età e la storia di esposizione a sostanze dannose.

Amianto e tumore del polmone: un legame riconosciuto

Tra i fattori che possono aumentare il rischio di sviluppare un tumore polmonare rientra anche l’esposizione all’amianto.

Le fibre di asbesto, una volta inalate, possono depositarsi nei tessuti respiratori e provocare danni che possono manifestarsi anche dopo molti decenni.

L’amianto è inoltre responsabile del mesotelioma pleurico, una forma tumorale rara ma gravissima, oltre ad altre patologie gravi.

Per questo motivo i programmi di sorveglianza sanitaria rivolti ai lavoratori esposti rappresentano uno strumento fondamentale di prevenzione.

La qualità dei dati al centro del programma

Una parte significativa delle risorse sarà dedicata alla gestione delle informazioni raccolte dalla rete nazionale.

La disponibilità di dati completi consente di valutare l’efficacia degli interventi, migliorare i percorsi sanitari e programmare in modo più preciso le strategie future contro il tumore del polmone.

I finanziamenti saranno legati alla presentazione di periodiche relazioni sullo stato di avanzamento delle attività e sull’utilizzo delle risorse assegnate.

Bonanni (ONA): “La prevenzione deve coinvolgere anche gli esposti all’amianto”

L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), sottolinea il valore della diagnosi precoce nella lotta contro i tumori respiratori.

«È necessario rafforzare i programmi di sorveglianza sanitaria, garantire percorsi uniformi sul territorio nazionale e mantenere alta l’attenzione sulle patologie asbesto-correlate. La diagnosi tempestiva può contribuire a migliorare le prospettive dei pazienti e deve essere accompagnata da una forte politica di prevenzione primaria.» Ha affermato Bonanni.

La prevenzione resta quindi uno degli strumenti principali per ridurre l’impatto del tumore del polmone e del cancro in genere.

Fonte: Quotidiano Sanità, Osservatorio Nazionale Amianto.