Ebola

Tramite un comunicato stampa, il Ministero della Salute informa che giovedì 27 maggio è rientrata dalla Repubblica Democratica del Congo la dottoressa italiana di Medici Senza Frontiere che era entrata in contatto con pazienti risultati positivi all’Ebola. Si tratta di un medico chirurgo che non presenta sintomi, ma che ha comunque autorizzato l’esecuzione del test che è risultato negativo. Il test è stato effettuato allo Spallanzani di Roma dove la dottoressa si trova ora per la quarantena.

Nessun pericolo accertato ma obbligo di dichiarazione per chi arriva da Congo o Uganda

Il Ministero ricorda che non c’è allarme Ebola nel nostro Paese. Il Ministero è attivo sin dal primo momento per tutte le attività di preparazione e sorveglianza e sta proseguendo il monitoraggio dell’evoluzione del quadro epidemiologico in raccordo con i territori e con le autorità sanitarie nazionale e locali.

E’ stata comunque adottata l’ordinanza che prevede una misura speciale con durata di 120 giorni, decisa dal ministero della Salute.

L’ordinanza

“Chiunque provenga, direttamente o indirettamente, con qualsiasi mezzo di trasporto, dalla Repubblica Democratica del Congo e dall’Uganda. O che sia stato in quelle aree fino a 21 giorni prima dell’ingresso in Italia, deve entro 24 ore compilare, firmare e inviare una dichiarazione al Dipartimento di prevenzione della Asl di residenza o domicilio”. E’ quanto prevede l’ordinanza del ministro della Salute. Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale, entrata in vigore dal 29 maggio con durata 120 giorni, ed emanata in relazione al focolaio in corso causato dal virus Bundibugyo (Bvd). Collegato all’Ebola virus e per il quale l’Oms ha dichiarato un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale.

“Le Regioni provvedono, sui propri canali e mezzi di comunicazione istituzionale, a dare ampia diffusione delle modalità di trasmissione della dichiarazione per i territori di competenza e della relativa modulistica. – si legge ancora nell’ordinanza -. Il provvedimento disciplina anche gli obblighi dei vettori aerei, degli armatori marittimi, dei gestori aeroportuali e delle autorità di sistema portuale. Le quali devono fornire ai passeggeri provenienti dalla Repubblica del Congo e dall’Uganda i moduli per la dichiarazione prima dell’ingresso in Italia.

Sintomi? Atterraggio esclusivo a Fiumicino

Secondo quanto previsto dalle disposizioni sanitarie diffuse dalle autorità competenti, l’aeroporto di Roma Fiumicino rappresenta lo scalo di riferimento per la gestione di eventuali casi sospetti di Ebola da virus Bundibugyo individuati a bordo di voli provenienti da Paesi interessati dall’epidemia.

Le indicazioni riguardano sia i passeggeri sia i membri dell’equipaggio che abbiano soggiornato nelle aree coinvolte nei 21 giorni precedenti l’arrivo in Italia. Infatti in presenza di sintomi compatibili con la malattia, la persona interessata è tenuta ad avvisare immediatamente il personale di bordo. In tali circostanze, il velivolo dovrà essere indirizzato verso l’aeroporto sanitario di Fiumicino, dove saranno attivate le procedure previste dai servizi di sanità marittima, aerea e di frontiera. Le compagnie aeree sono inoltre invitate a comunicare senza ritardi alle autorità sanitarie qualsiasi situazione che possa far ipotizzare la presenza di una malattia infettiva a bordo.

Le misure di prevenzione si estendono anche ai viaggiatori che sviluppino sintomi dopo il rientro

Chi manifesta segnali riconducibili all’infezione entro 21 giorni dalla partenza da un’area interessata deve isolarsi tempestivamente. Limitare ogni contatto con altre persone e non recarsi autonomamente in ospedale o presso altre strutture sanitarie. È invece necessario contattare immediatamente il numero di emergenza 112 o 118. Oppure il Dipartimento di Prevenzione territorialmente competente. Fornendo informazioni dettagliate sul viaggio effettuato, sulla data di rientro e sugli eventuali fattori di rischio.

La circolare individua inoltre nell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” di Roma. Il centro di riferimento nazionale per la gestione dei casi confermati e per le operazioni di trasporto in biocontenimento. Lo stesso istituto ospita l’unico laboratorio autorizzato sul territorio nazionale a effettuare la conferma diagnostica dell’infezione, con operatività continua 24 ore su 24.