Convegno ONA alla Camera Amianto

L’emergenza amianto in Italia è un problea ancora vivo che porta con sé una scia di morte. È questo il messaggio emerso durante il convegno organizzato dall’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) alla Camera dei Deputati. Dove istituzioni, magistrati, medici ed esperti hanno chiesto nuove bonifiche, più prevenzione e interventi concreti per fermare le morti da esposizione all’asbesto.

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L’intervento dell’On. Sergio Costa, vicepresidente Camera e già Ministro dell’Ambiente

Sergio Costa ha ricordato il proprio impegno sul tema dell’amianto durante il mandato da ministro dell’Ambiente. Sottolineando la necessità di affrontare il problema direttamente nei territori colpiti. Ha richiamato la modifica degli articoli 9 e 41 della Costituzione, approvata nella scorsa legislatura. Evidenziando come per la prima volta sia stato esplicitamente stabilito che l’attività economica non possa arrecare danno alla salute e all’ambiente.

Costa ha definito questo passaggio costituzionale una svolta storica, soprattutto considerando che, nonostante il bando dell’amianto del 1992, in Italia risultano ancora presenti circa 40 milioni di tonnellate di materiale contaminante, con migliaia di decessi annui collegati alle patologie asbesto-correlate.

I finanziamenti per le bonifiche

Nel suo intervento ha ricordato lo stanziamento di circa 400 milioni di euro destinati alla bonifica degli edifici pubblici, con priorità a scuole e ospedali. Costa ha però criticato l’assenza di rendicontazioni chiare da parte delle regioni sull’utilizzo delle risorse assegnate.

Ha inoltre sottolineato la necessità di accelerare la mappatura nazionale dell’amianto e di incentivare economicamente la rimozione dei tetti contaminati, collegando gli interventi alla produzione di energia rinnovabile attraverso l’installazione di pannelli fotovoltaici.

La commissione ministeriale amianto

Costa ha ricordato la creazione della commissione ministeriale sull’amianto. L’obiettivo era elaborare una proposta di legge organica capace di affrontare in maniera strutturale il problema delle bonifiche, della prevenzione e della tutela sanitaria.

Secondo l’ex ministro, il lavoro della commissione venne completato ma non arrivò all’approvazione parlamentare per la fine della legislatura. Ha quindi annunciato l’impegno a riprendere quel progetto normativo in futuro.

L’intervento dell’avvocato Ezio Bonanni

Il ruolo dell’ONA e la tutela delle vittime

L’Avv. Ezio Bonanni ha ripercorso oltre venticinque anni di attività nella difesa delle vittime dell’amianto, ricordando le prime inchieste e le prime azioni legali avviate nei primi anni Duemila. Ha descritto l’enorme difficoltà umana e giuridica incontrata dalle famiglie colpite dal mesotelioma e dalle altre malattie asbesto-correlate.

Per l’occasione ha presentato il libro “Amianto, dalla prevenzione alla bonifica”, uno spaccato prezioso sulla necessità di investire non soltanto nelle bonifiche ma anche nella prevenzione secondaria, attraverso diagnosi tempestive e ricerca scientifica sul mesotelioma.

Bonanni ha ribadito l’importanza del censimento epidemiologico dei casi e del potenziamento dei COR regionali.

I casi nelle forze armate

Una parte significativa dell’intervento è stata dedicata ai militari e alle esposizioni nelle unità navali della Marina Militare. Bonanni ha ricordato come molte navi in passato contenessero ancora amianto anche in anni recenti.

Gli articoli 9 e 41 della Costituzione

Bonanni ha dedicato ampio spazio alla riforma costituzionale degli articoli 9 e 41 citati da Costa, definendola un passaggio fondamentale perché introduce la tutela della salute e dell’ambiente tra i principi centrali dell’ordinamento.

Secondo la sua interpretazione, il nuovo articolo 41 rafforza il principio secondo cui l’attività economica non può svolgersi in contrasto con la salute pubblica, creando un limite costituzionale destinato a incidere sull’intero sistema normativo.

Vedi la videointervista di Luigi Abbate all’avv. Ezio Bonanni

L’intervento del giurista Fabio Massimo Gallo

L’amianto nelle aule giudiziarie

Fabio Massimo Gallo ha analizzato il tema dal punto di vista giuridico, ricordando come le controversie sull’amianto abbiano riguardato soprattutto il riconoscimento dei benefici pensionistici, dei risarcimenti e delle responsabilità penali.

Ha evidenziato che, nella maggior parte dei casi, il giudice del lavoro rappresenta la sede più efficace per la tutela delle vittime e dei familiari.

La centralità della prevenzione

Gallo ha sottolineato il valore innovativo del Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro del 2008, che ha spostato l’attenzione dalla semplice tutela risarcitoria alla prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali.

Ha richiamato in particolare l’articolo 2087 del Codice Civile, definendolo ancora oggi la norma fondamentale della tutela del lavoratore.

L’obbligo di adottare tutte le misure possibili

Secondo il magistrato, il datore di lavoro non può limitarsi al semplice rispetto formale delle norme vigenti, ma deve adottare tutte le misure che l’esperienza e la tecnica rendono disponibili per proteggere la salute dei lavoratori.

Ha ricordato inoltre che il concetto moderno di salute comprende non solo l’assenza di malattia ma anche il benessere psicofisico e la possibilità di lavorare in condizioni dignitose e sicure.

Giampiero Cardillo

Il Generale Giampiero Cardillo ha evidenziato come la bonifica sia un problema irrisolto dal 1992 e ancora oggi aggravato dalla presenza di circa 40 milioni di tonnellate di materiale contaminato.

Secondo il suo ragionamento occorre interrogarsi sulle ragioni strutturali dell’incapacità italiana di affrontare il problema. La principale criticità individuata è la difficoltà di coordinare pubblico e privato.

Il relatore ricorda come l’Italia sia stata storicamente all’avanguardia nei modelli di collaborazione pubblico-privata, citando l’esperienza dell’IRI di Beneduce, osservata persino dagli Stati Uniti di Roosevelt come modello per il New Deal. Richiama anche il sistema autostradale e l’Euratom come esempi di grandi progetti federali capaci di generare sviluppo economico e innovazione.

Il costo enorme della bonifica

Viene poi affrontato il tema economico della rimozione dell’amianto. Applicando una stima di costo pari a circa 12.000 euro per tonnellata ai 40 milioni di tonnellate presenti in Italia, il relatore arriva a una cifra di circa 480 miliardi di euro, definita ingestibile perfino per uno Stato molto ricco.

Per questo ritiene irrealistico pensare che lo Stato possa farsi carico da solo dell’intera bonifica nazionale. Gli interventi limitati e locali possono funzionare, come dimostrato dalle operazioni coordinate dal generale Vadalà sui siti oggetto di sanzioni europee, ma i grandi interventi strategici richiederebbero un diverso approccio.

Il modello europeo e il caso della Ruhr

La soluzione proposta consiste nella costruzione di grandi progetti federali europei. Il relatore sostiene che all’Italia manchino strutture capaci di progettare e coordinare iniziative di lungo periodo, come gli istituti tedeschi Fraunhofer o Max Planck.

Cita quindi la bonifica della Ruhr come modello di riferimento: un’enorme operazione di rigenerazione territoriale che in dieci anni ha trasformato un’area industriale degradata in un territorio riqualificato e turistico. Tuttavia, racconta anche lo scetticismo espresso dagli stessi tedeschi sulla capacità italiana di replicare un simile sistema.

Secondo questa visione, la bonifica dovrebbe essere inserita dentro programmi più ampi di rigenerazione urbana ed economica, capaci di produrre profitto e sviluppo. Limitarsi a parlare solo di amianto restringerebbe infatti il campo dell’intervento e l’interesse politico ed economico.

Le carenze della governance italiana

Una parte importante dell’intervento riguarda il ruolo delle istituzioni e delle professioni. Viene criticata la scarsa operatività degli ordini professionali, accusati di limitarsi a convegni e corsi invece di produrre progettazione concreta.

Il relatore auspica un maggiore coordinamento tra accademia, professioni, CNEL e istituzioni pubbliche, anche con il coinvolgimento dell’Europa, fino a ipotizzare un commissariamento europeo del problema amianto qualora l’Italia non fosse in grado di organizzarsi autonomamente.

Conclude sostenendo che le grandi infrastrutture e i grandi progetti del passato dimostrano che l’Italia possedeva competenze progettuali di altissimo livello e che recuperare quella capacità organizzativa rappresenta oggi la vera sfida.

La testimonianza di Mara Sabbioni

Dopo l’intervento tecnico e politico, il convegno torna sulle storie personali delle vittime. Mara Sabbioni racconta la vicenda del padre Domenico, militare della Marina morto di mesotelioma pleurico dopo l’esposizione all’amianto durante il servizio di leva svolto tra il 1973 e il 1976.

Descrive la malattia come una tragedia devastante non solo per la vittima ma per l’intera famiglia. Ricorda in particolare le parole pronunciate dal padre in ospedale, quando, esausto dalla sofferenza, disse alla moglie che chiunque avesse ricevuto quella diagnosi avrebbe dovuto “farla finita prima”.

La famiglia scoprì solo dopo la morte il legame tra la malattia e il servizio militare, grazie al Registro nazionale dei mesoteliomi. Con l’aiuto dell’avvocato Ezio Bonanni iniziò quindi una lunga battaglia giudiziaria durata anni.

Le prove dell’esposizione all’amianto

Uno degli elementi più impressionanti della testimonianza riguarda la divisa militare conservata dalla madre. Mara racconta di aver fatto analizzare dalla ASL il cappello e gli abiti del padre, nei quali, a distanza di quarant’anni, furono ancora trovate grandi quantità di fibre di amianto.

Questo episodio diventa il simbolo della persistenza invisibile dell’amianto e del dolore che continua a colpire le famiglie anche molto tempo dopo l’esposizione.

La testimonianza assume così un valore pubblico e civile: non solo memoria personale, ma denuncia collettiva di una tragedia ancora in corso, dato che l’amianto continua a essere presente in scuole, ospedali e luoghi di lavoro.

L’intervento di Ilaria Fontana

L’onorevole Ilaria Fontana (M5S)ha affronta il tema dal punto di vista politico e istituzionale. Sostiene che la bonifica non sia un’opzione ma un dovere dello Stato e collega il problema dell’amianto ad altre emergenze ambientali, come i PFAS, i siti contaminati e i SIN.

Per Fontana la vera sfida non è solo bonificare, ma progettare il “post-bonifica”, cioè la rigenerazione sociale ed economica dei territori. Definisce la bonifica un “atto d’amore” e di cura verso le comunità.

Riconosce tuttavia le difficoltà legislative e amministrative incontrate anche durante l’esperienza di governo. Secondo l’Onorevole, più che una grande legge quadro servirebbe una programmazione concreta, graduale e coordinata, capace di affrontare singolarmente i diversi problemi.

Il ruolo della politica e della scienza

Nel suo intervento emerge anche una forte autocritica verso la politica, accusata di parlare troppo spesso a sé stessa senza ascoltare tecnici, scienziati e cittadini.

Fontana insiste sul fatto che i rappresentanti istituzionali debbano partire dalle storie delle vittime per costruire soluzioni reali. Sottolinea inoltre che il principio europeo “chi inquina paga” viene frequentemente disatteso, mentre lo Stato dovrebbe stare accanto alle vittime e non difendere i responsabili dell’inquinamento.

Ora però è necessario trasformare gli impegni emersi in una vera roadmap operativa, auspicando che nei prossimi anni sia possibile valutare risultati concreti nella lotta all’amianto e nelle bonifiche ambientali, come ONA fa da sempre.

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