Il microbiota intestinale potrebbe rivelarsi una delle sentinelle più precoci del morbo di Parkinson. Un ampio studio internazionale pubblicato su “Nature Medicine” rivela, infatti, che specifiche alterazioni della flora batterica compaiono molto prima dei sintomi clinici. Analizzando centinaia di campioni provenienti da Regno Unito e Italia, i ricercatori hanno individuato impronte caratteristiche sia nei pazienti già diagnosticati sia nei portatori della variante genetica GBA1 (un fattore di rischio genetico). Questi segnali precoci, spiegano gli autori, potrebbero aprire la strada a nuove strategie di diagnosi anticipata. Ed anche a nuovi studi per comprendere se il microbioma possa diventare davvero un indicatore affidabile dell’esordio del Parkinson.
Le alterazioni del microbiota nella fase iniziale del morbo
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Il Parkinson, spiegano gli studiosi, è una patologia neurodegenerativa caratterizzata da sintomi motori e non motori, che spesso compaiono solo dopo una significativa perdita di neuroni. Un corpus crescente di evidenze scientifiche suggerisce che le alterazioni del microbiota intestinale accompagnano la malattia di Parkinson anche nella fase iniziale. Ovvero quella in cui non vi sono ancora sintomi specifici.
Comprendere i cambiamenti precoci, sottolineano gli esperti, potrebbe offrire nuove opportunità per l’identificazione precoce di individui a maggior rischio.
I ricercatori hanno riscontrato 176 specie microbiche che differivano tra gli individui sani e quelli affetti dalla malattia. Con oltre un quarto del microbiota intestinale che presentava un’abbondanza variabile tra i due gruppi.
Il ruolo della variante genetica GBA1 nel Parkinson
Di queste specie, 142 mostravano variazioni costanti tra gli individui sani e quelli portatori della variante GBA1, ma asintomatici della malattia di Parkinson. Nei portatori della variante GBA1 senza malattia, questa componente del microbiota presentava un profilo intermedio tra quello dei gruppi sani e quello dei gruppi affetti. La sua entità era correlata alla comparsa dei primi sintomi. In aggiunta, gli autori hanno osservato profili microbici simili in tre coorti esterne negli Stati Uniti, in Corea e in Turchia. Ciò per un totale di ulteriori 638 casi di malattia di Parkinson e 319 partecipanti sani di controllo.
Prospettive per la diagnosi precoce del Parkinson
Dagli studi è emerso un profilo distintivo della flora batterica intestinale nelle persone portatrici di una variante genetica del gene GBA1, ma asintomatiche. Questo indica precoci cambiamenti biologici legati al morbo di Parkinson.
Nel complesso, commentano gli esperti, i risultati suggeriscono che alcune modifiche biologiche legate alla malattia di Parkinson potrebbero essere presenti prima della comparsa dei sintomi clinici. E potrebbero potenzialmente aiutare a identificare gli individui nelle prime fasi di sviluppo della condizione.
Avviare studi longitudinali che seguano le persone nel tempo
Nei prossimi step, concludono gli autori, sarà interessante condurre studi longitudinali che seguano gli individui nel tempo. Ciò per stabilire se il microbioma possa identificare in modo affidabile i soggetti con maggiore probabilità di sviluppare la malattia di Parkinson.
La ricerca è stata condotta dagli scienziati dell’University College di Londra e del Queen Square Institute of Neurology e Aligning Science Across Parkinson’s Collaborative Research Network. Il team, guidato da Stanislav Dusko Ehrlich, Victoria Meslier e Anthony H. V. Schapira, ha analizzato dati clinici e fecali dei partecipanti. 271 erano le persone affette da Parkinson, 43 portatori della variante GBA1 senza sintomi clinici e 150 partecipanti sani di controllo.
