tosse cronica, Pertosse

La tubercolosi continua a circolare in Europa e spesso sfugge ai sistemi sanitari. Secondo i dati più recenti, un caso su cinque non viene diagnosticato e le forme resistenti ai farmaci risultano molto più diffuse rispetto alla media globale. Nonostante i progressi degli ultimi anni, la malattia resta una sfida concreta per la sanità pubblica.

Tubercolosi e forme resistenti: quanti casi si registrano in Europa?

Il quadro emerge dal report 2026 pubblicato da Organizzazione Mondiale della Sanità Europa e dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie. Nel 2024 nei 53 Paesi della Regione europea si sono registrati oltre 161 mila casi tra nuove diagnosi e recidive.

Tuttavia le stime indicano che i casi reali siano circa 204 mila. Questo significa che una quota significativa di persone non riceve una diagnosi e continua a trasmettere l’infezione.

Nell’area Unione europea e Spazio economico europeo si contano circa 38 mila casi notificati, con un tasso di 8,4 ogni 100 mila abitanti. I numeri risultano in calo rispetto al passato, ma il ritmo di riduzione non è sufficiente.

Dal 2015 a oggi l’incidenza è diminuita del 39% e i decessi del 49%. Tuttavia questi risultati restano lontani dagli obiettivi della strategia globale End TB, che puntava a riduzioni più marcate entro il 2025.

Tubercolosi e forme resistenti: perché un caso su cinque non viene diagnosticato

Il principale problema resta la diagnosi mancata. Secondo Hans Henri P Kluge, circa il 20% delle persone affette da tubercolosi nella Regione europea non viene identificato.

Questo ritardo ha conseguenze rilevanti. Chi non riceve una diagnosi non accede alle cure e continua a diffondere il batterio nella comunità.

Le cause sono diverse. In alcuni casi i sintomi vengono sottovalutati o confusi con altre patologie respiratorie. In altri casi l’accesso ai servizi sanitari risulta limitato, soprattutto nelle fasce più vulnerabili della popolazione. Anche la mancanza di test rapidi e capillari contribuisce a mantenere elevato il numero di diagnosi mancanti.

Tubercolosi e forme resistenti: l’allarme per le forme resistenti ai farmaci

Un altro elemento critico riguarda la diffusione della tubercolosi resistente. Nella Regione europea il 23% dei nuovi casi presenta resistenza ai farmaci, contro una media globale del 3,2%.

Questo significa che le forme resistenti risultano fino a sette volte più frequenti rispetto al resto del mondo. Nei pazienti già trattati la situazione è ancora più complessa. Oltre la metà dei casi mostra resistenza alla rifampicina, uno degli antibiotici fondamentali per la cura della malattia.

Queste forme, spesso definite “super Tbc”, richiedono terapie più lunghe, costose e con maggiori effetti collaterali. Inoltre presentano tassi di successo terapeutico più bassi. Nell’Unione europea, ad esempio, il successo delle cure per le forme resistenti si ferma al 56%.

Chi è più a rischio: bambini, detenuti e persone con HIV

La tubercolosi non colpisce tutti allo stesso modo. Il report evidenzia un impatto maggiore su alcune categorie vulnerabili. Tra i bambini sotto i 15 anni i casi rappresentano oltre il 4% del totale nell’area Ue/See. Questo dato indica che la trasmissione della malattia è ancora attiva.

Particolarmente critica è la situazione nelle carceri. Qui il rischio di contrarre la tubercolosi è oltre 13 volte superiore rispetto alla popolazione generale. Le condizioni di sovraffollamento e ventilazione limitata favoriscono infatti la diffusione del batterio.

Un altro fattore rilevante riguarda la coinfezione con HIV. Nella Regione europea si stimano circa 23 mila casi, concentrati soprattutto nei Paesi dell’Est. L’infezione da HIV indebolisce il sistema immunitario e aumenta il rischio di sviluppare forme attive di tubercolosi.

Tubercolosi e forme resistenti: il problema del follow-up e della continuità delle cure

Diagnosticare la tubercolosi non basta. È fondamentale seguire i pazienti durante tutto il percorso terapeutico. Tuttavia, secondo i dati europei, una persona su cinque che inizia il trattamento non viene rivalutata dopo un anno. Questo rappresenta una criticità importante.

L’interruzione o la mancata continuità delle cure può favorire lo sviluppo di resistenze ai farmaci. Inoltre riduce l’efficacia complessiva dei programmi di controllo della malattia.

Come sottolinea Pamela Rendi-Wagner, migliorare il follow-up rappresenta una condizione essenziale per raggiungere gli obiettivi di eliminazione della tubercolosi entro il 2030.

Le strategie per fermare la tubercolosi

Gli esperti indicano alcune priorità per contrastare la diffusione della malattia. In primo luogo è necessario migliorare la diagnosi precoce, ampliando l’accesso ai test rapidi. In secondo luogo servono terapie più efficaci e, quando possibile, più brevi. Questo può aumentare l’aderenza dei pazienti e ridurre il rischio di resistenze.

Un altro elemento fondamentale riguarda l’integrazione dei servizi sanitari. I pazienti devono essere seguiti in modo continuo, soprattutto nelle fasi successive alla diagnosi.

Infine è necessario intervenire in modo mirato sulle popolazioni più vulnerabili, come detenuti, persone con HIV e gruppi socialmente fragili.

Tubercolosi: una malattia antica che resta attuale

La tubercolosi è una malattia antica, ma non appartiene al passato. I dati mostrano progressi reali, ma anche limiti ancora evidenti.

Il calo dei casi e dei decessi rappresenta un segnale positivo. Tuttavia la persistenza di diagnosi mancanti e l’aumento delle forme resistenti indicano che la sfida non è ancora vinta.

Per avvicinarsi all’eliminazione della malattia sarà necessario accelerare gli sforzi. Diagnosi precoce, continuità delle cure e innovazione terapeutica restano le leve principali.

Solo rafforzando questi elementi sarà possibile interrompere la trasmissione e ridurre in modo significativo l’impatto della tubercolosi in Europa.