tumore al pancreas, Malattia non diagnosticata

Le nanoplastiche sono particelle minuscole, invisibili a occhio nudo, derivate dalla degradazione della plastica. Sono sempre più diffuse nell’ambiente, la loro presenza, infatti, è stata rilevata nell’acqua, nel cibo, e perfino nell’organismo umano. I ricercatori ora si chiedono se possano influire sulla salute riproduttiva, proprio mentre i tassi di infertilità continuano ad aumentare a livello globale.

 A questa domanda prova a dare una risposta una ricerca del dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari “Rodolfo Paoletti” dell’Università Statale di Milano.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Small, è stato condotto in collaborazione con l’Università di Torino e con i ricercatori della Queen Mary University of London.

Nanoplastiche e sistema riproduttivo, quali interferenze?

I ricercatori hanno cercato di rispondere alla domanda se le nanoplastiche possono interferire con il sistema riproduttivo. In particolare con i neuroni che producono l’ormone di rilascio delle gonadotropine (GnRH), fondamentali per l’avvio della pubertà e la fertilità.

Lo studio ha utilizzato due linee cellulari consolidate: GT1-7, modello di neuroni GnRH maturi e che secernono l’ormone di rilascio delle gonadotropine. E GN11, modello di neuroni GnRH immaturi in grado di migrare, una caratteristica chiave nello sviluppo fetale del sistema che regola pubertà e fertilità. I risultati mostrano che le nanoplastiche entrano nelle cellule attraverso la membrana cellulare e interferiscono con due funzioni cruciali dei neuroni GnRH. Nel modello GT1-7 alterano la normale secrezione ormonale, mentre nel modello GN11 riducono la capacità di migrare.

Le nanoplastiche possono agire come interferenti endocrini

Mediante tecniche di sequenziamento genico, i ricercatori hanno osservato che l’esposizione delle cellule GN11 alle nanoplastiche altera l’espressione di geni chiave per lo sviluppo dei neuroni. Ciò fa ipotizzare che una possibile esposizione a queste particelle possa interferire con il normale sviluppo dei suddetti neuroni e contribuire all’insorgenza di malattie della riproduzione.  

A conferma della succitata ipotesi, i ricercatori hanno identificato varianti rare del gene NPAS2 in due pazienti con grave ritardo puberale. E sono, così, arrivati a questo mettendo in relazione i risultati con dati genetici umani, ottenuti tramite sequenziamento dell’esoma in pazienti con deficit di GnRH.

«Nel complesso, lo studio indica che le nanoplastiche possono agire come nuovi interferenti endocrini, disturbando funzioni essenziali dei neuroni GnRH. E potenzialmente contribuendo alla comparsa di disturbi riproduttivi». Così Anna Cariboni docente del dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari, coordinatrice dello studio insieme a Roberto Oleari, ricercatore dello stesso dipartimento.

Fattori ambientali possono contribuire alle malattie

Si dovrà, ora, verificare con ulteriori studi che suscettibilità genetica ed esposizioni ambientali possono interagire nel modulare il rischio di alterazioni riproduttive.

«La funzione riproduttiva nei mammiferi dipende da un delicato sistema di controllo ormonale, l’asse ipotalamo–ipofisi–gonadi». A spiegarlo sono Federica Amoruso e Alyssa Paganoni del dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari “Rodolfo Paoletti” dell’Università Statale di Milano e prime autrici dello studio. «Al centro di questo sistema ci sono i neuroni che producono l’ormone di rilascio delle gonadotropine (GnRH), fondamentali per l’avvio della pubertà e la fertilità. Alterazioni nello sviluppo o nel funzionamento di questi neuroni possono portare al deficit di GnRH, una condizione caratterizzata da pubertà ritardata e infertilità. Sebbene numerosi siano i geni trovati mutati in queste patologie, le cause genetiche note spiegano solo circa metà dei casi. Suggeriscono, dunque, che fattori ambientali possono contribuire alla malattia».