Seguire la dieta mediterranea non è solo una scelta culturale o gastronomica. È, sempre più chiaramente, una strategia di salute pubblica. Un ampio studio pubblicato su Science Advances e condotto da Yanling Lv dell’Università di Scienza e Tecnologia di Huazhong, in Cina, suggerisce che un’alimentazione di tipo mediterraneo può regalare oltre due anni di vita in più. In alcuni casi, privilegiando in modo sistematico frutta, verdura e cereali integrali, il guadagno stimato supera i quattro anni.
Lo studio ha analizzato i dati di oltre 100.000 individui inclusi nella Biobanca del Regno Unito, monitorati per più di dieci anni. I ricercatori hanno valutato le abitudini alimentari attraverso questionari ripetuti nel tempo e hanno attribuito a ciascun partecipante un punteggio di aderenza a cinque diversi modelli dietetici considerati salutari.
Le cinque diete sotto osservazione
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Oltre alla dieta mediterranea, lo studio ha preso in considerazione la dieta per la riduzione del rischio di diabete, la dieta DASH (Dietary Approaches to Stop Hypertension), una dieta a base vegetale e l’Alternative Healthy Eating Index (AHEI), sviluppato per prevenire le malattie croniche.
La dieta mediterranea si basa su un elevato consumo di frutta, verdura, legumi, cereali integrali, olio extravergine di oliva, frutta secca e pesce, con un apporto moderato di latticini e un consumo limitato di carni rosse e alimenti ultra-processati. È un modello alimentare caratterizzato da grassi “buoni”, fibre e antiossidanti, con un impatto favorevole su infiammazione, metabolismo e salute cardiovascolare.
I risultati mostrano che gli uomini che seguono la dieta mediterranea possono guadagnare in media 2,2 anni di vita, mentre le donne 2,3 anni. Tuttavia, i benefici più elevati si osservano con l’Alternative Healthy Eating Index: fino a 4,3 anni in più per gli uomini e 3,2 per le donne.
Frutta, verdura e cereali integrali: il cuore della longevità
Al di là delle differenze tra i vari regimi, emerge un denominatore comune: gli alimenti più strettamente associati alla longevità sono cereali integrali, frutta e verdura. Si tratta di cibi ricchi di fibre, vitamine, minerali e composti bioattivi con azione antiossidante e anti-infiammatoria.
Le fibre migliorano il controllo glicemico e favoriscono un microbiota intestinale più sano. I polifenoli di frutta e ortaggi contribuiscono a ridurre lo stress ossidativo, uno dei meccanismi chiave dell’invecchiamento cellulare. I cereali integrali, rispetto a quelli raffinati, mantengono il contenuto di fibre e micronutrienti, con effetti positivi sul rischio cardiovascolare e metabolico.
In altre parole, non è un singolo alimento a fare la differenza, ma un modello alimentare coerente nel tempo.
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Il ruolo della genetica: non è tutto scritto nel DNA
Un elemento particolarmente interessante dello studio riguarda l’analisi genetica. I ricercatori hanno valutato 19 varianti genetiche associate alla longevità per comprendere se il beneficio di una dieta sana dipendesse dalla predisposizione individuale.
La conclusione è netta: i vantaggi delle abitudini alimentari sane si osservano indipendentemente dal profilo genetico. Anche chi non possiede varianti favorevoli alla longevità può aumentare significativamente l’aspettativa di vita adottando uno stile alimentare equilibrato.
Questo dato rafforza un messaggio chiave della prevenzione: il patrimonio genetico conta, ma lo stile di vita può modificarne l’espressione. Alimentazione, attività fisica, controllo del peso e abolizione del fumo restano determinanti cruciali.
Dieta mediterranea e longevità: le differenze tra uomini e donne
Lo studio evidenzia alcune differenze di genere nei guadagni stimati di anni di vita. Ad esempio, la dieta per la riduzione del rischio di diabete comporta un aumento di 3 anni negli uomini e 1,7 anni nelle donne. Le ragioni di queste differenze non sono ancora del tutto chiarite.
Potrebbero intervenire fattori ormonali, differenze metaboliche o modalità differenti di aderenza al regime alimentare. È noto che uomini e donne presentano profili di rischio cardiovascolare e metabolico diversi, e ciò potrebbe influenzare la risposta ai cambiamenti dietetici.
Perché la dieta mediterranea resta un modello di riferimento
La dieta mediterranea non è una dieta restrittiva, ma un modello culturale e nutrizionale radicato nella tradizione di diversi Paesi dell’Europa meridionale. È caratterizzata da varietà, stagionalità e moderazione.
Numerosi studi precedenti avevano già collegato questo modello alimentare a una riduzione del rischio di malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2, tumori e declino cognitivo. Il nuovo studio amplia la prospettiva, quantificando in modo più preciso il potenziale guadagno in termini di anni di vita.
In un contesto globale in cui l’aspettativa di vita è minacciata dall’aumento delle malattie croniche non trasmissibili, questi dati assumono un valore strategico per le politiche di salute pubblica.
Longevità non significa solo vivere più a lungo
È importante sottolineare che vivere più a lungo non equivale automaticamente a vivere meglio. Tuttavia, le stesse abitudini alimentari associate a un aumento dell’aspettativa di vita sono anche correlate a una maggiore “healthspan”, cioè al numero di anni vissuti in buona salute.
Un’alimentazione ricca di alimenti vegetali, povera di carni lavorate e zuccheri aggiunti, contribuisce a ridurre infiammazione sistemica, insulino-resistenza e aterosclerosi. Questi meccanismi sono alla base di molte patologie croniche che compromettono la qualità della vita in età avanzata.
Dieta mediterranea e longevità: un messaggio pratico per la popolazione
Il messaggio che emerge dallo studio è chiaro: non esistono soluzioni miracolose, ma scelte quotidiane ripetute nel tempo. Non è necessario aderire in modo perfetto a un modello dietetico, bensì orientare stabilmente la propria alimentazione verso un maggiore consumo di frutta, verdura, legumi e cereali integrali, riducendo al contempo alimenti ultra-processati, carni rosse e bevande zuccherate.
Come sottolineano gli autori, “i nostri risultati evidenziano i vantaggi di abitudini alimentari sane nel prolungare l’aspettativa di vita, indipendentemente dai geni della longevità”.
In un’epoca in cui la nutrizione è spesso oggetto di polarizzazioni e mode alimentari estreme, questa ricerca riporta il dibattito su basi solide: la longevità non si costruisce con diete drastiche o interventi temporanei, ma con coerenza, equilibrio e qualità delle scelte nel lungo periodo.
