HIV, la ricerca procede, (Foto free di Shameer Pk da Pixabay)

Il rafforzamento dei sistemi sanitari nei Paesi a risorse limitate passa sempre più attraverso la formazione, il trasferimento di competenze e l’autonomia clinica e diagnostica dei professionisti locali orientati verso il diritto alla cura. In questa prospettiva si inserisce l’iniziativa che ha visto l’Istituto Spallanzani impegnato nelle scorse settimane in Tanzania. Svoltasi all’interno di un progetto di cooperazione internazionale dedicato alla prevenzione, alla diagnosi e alla gestione dell’infezione da HIV.

L’intervento si è svolto nell’ambito del corso “Training 4 DREAM: Training and Empowerment of Human Resources to Improve Access to Healthcare in Tanzania”. Un programma pensato per potenziare le competenze del personale sanitario locale e migliorare l’accesso a cure efficaci e sostenibili. Iniziativa promossa dalla Comunità di Sant’Egidio, in collaborazione con la Conferenza Episcopale Italiana, e ha visto il coinvolgimento diretto delle autorità sanitarie tanzaniane.

Formazione come strumento di equità sanitaria

Al centro del progetto un principio fondamentale: il diritto alla cura può essere garantito mediante un investimento strutturale sulle competenze umane. Per questo motivo, il corso ha puntato su una formazione pratica e integrata. Rivolta a medici, biologi, tecnici di laboratorio e operatori sanitari di comunità.

A rappresentare lo Spallanzani sono state la dottoressa Lavinia Fabeni, dirigente biologo del Laboratorio di Virologia, e la dottoressa Giulia Micheli, dirigente medico presso l’Unità Operativa Complessa di Immunodeficienze Virali e Infezioni Sessualmente Trasmesse. La loro partecipazione ha contribuito a costruire un dialogo diretto tra l’esperienza clinica e laboratoristica. Il tutto maturato in un centro di riferimento internazionale e le esigenze quotidiane dei servizi sanitari locali.

Diagnosi avanzata e sostenibilità per il diritto alla cura

Uno degli obiettivi centrali del progetto è stato l’introduzione di tecnologie diagnostiche avanzate nei centri DREAM. In particolare il sequenziamento di nuova generazione (NGS) applicato al test genotipico di farmacoresistenza dell’HIV. Si tratta di uno strumento cruciale per identificare le mutazioni virali che rendono inefficaci alcune terapie antiretrovirali. Inoltre consente una scelta più mirata e personalizzata dei trattamenti.

L’adozione di tecniche di questo livello rappresenta una grande opportunità. La formazione fornita durante il corso ha puntato alla corretta interpretazione dei dati, affinché i risultati di laboratorio possano tradursi in decisioni cliniche appropriate e tempestive.

Approccio clinico-terapeutico integrato

Accanto all’aspetto diagnostico, grande attenzione è stata dedicata al rafforzamento delle competenze cliniche nella gestione dei pazienti con resistenza agli antiretrovirali. Il virus dell’immunodeficienza umana è responsabile di una patologia cronica che richiede continuità di cura, monitoraggio costante e adattamento delle terapie nel tempo. In assenza di una formazione adeguata, il rischio è quello di trattamenti inefficaci, fallimenti terapeutici e aumento delle resistenze.

L’approccio promosso dal progetto mira a uniformare le pratiche clinich. Inoltre crea un linguaggio comune tra laboratorio e clinica e favorendo una presa in carico globale del paziente. In questo modo, la tecnologia diventa parte integrante di un sistema di cura più equo ed efficiente.

Cooperazione e responsabilità globale

L’esperienza dello Spallanzani in Tanzania è parte di una visione più ampia della cooperazione sanitaria internazionale, intesa come percorso di empowerment.

Come sottolineato dagli esperti coinvolti, l’integrazione tra formazione clinica e laboratoristica consente di rendere le terapie più sostenibili nel lungo periodo, riducendo la dipendenza da risorse esterne e favorendo l’autonomia decisionale dei professionisti locali. Questo approccio contribuisce alla costruzione di una cultura della salute fondata sulla competenza, sulla responsabilità e sull’equità.

Un modello replicabile

L’esperienza maturata in Tanzania offre un modello potenzialmente replicabile in altri contesti, dimostrando che investire nella formazione è uno degli strumenti più efficaci per ridurre le disuguaglianze sanitarie.

In copertina: Foto free di Shameer Pk da Pixabay