La displasia broncopolmonare (BPD), nota anche come malattia polmonare cronica del prematuro, rappresenta la più comune e grave complicanza respiratoria della prematurità. È ancora orfana di prevenzione e terapie efficaci, anche se alcuni farmaci sono in avanzata sperimentazione.

Finora non era stato possibile identificare quali neonati evolvessero verso le forme più gravi della malattia. Così come non erano state identificate le loro caratteristiche per agire prima che fosse “troppo tardi” e il danno polmonare già instaurato.

Cos’è la broncodisplasia polmonare (BPD)

La broncodisplasia polmonare (BPD) è una malattia respiratoria cronica che interessa soprattutto i neonati nati molto prematuramente. Insorge come conseguenza dei danni provocati ai polmoni dai trattamenti di supporto respiratorio necessari alla sopravvivenza. È la patologia polmonare cronica più frequente nei bambini prematuri, in particolare in quelli nati prima della 28ª settimana di gestazione. Si tratta di una condizione caratterizzata dalla necessità di ossigenoterapia per oltre 28 giorni di vita.  I principali fattori di rischio sono l’età gestazionale e il peso molto basso alla nascita, a questi si aggiungono predisposizioni genetiche che incrementano la vulnerabilità. Più il neonato è prematuro e più è leggero alla nascita, maggiore è la probabilità che sviluppi la BPD.

Lo studio pubblicato su ‘Lancet Regional Health Europe’

Uno studio ha consentito di identificare molto precocemente con l’ecografia polmonare, i bambini che evolvono verso la BPD grave. È stato coordinato da Daniele De Luca (Ordinario di Neonatologia all’Università Paris Saclay), e Eugenio Baraldi (Ordinario di Pediatria all’Università di Padova). Hanno partecipato centri spagnoli, francesi e italiani. ‘Aerazione polmonare e scambio gassoso nei neonati pretermine che sviluppano displasia broncopolmonare da moderata a grave. Uno studio prospettico multicentrico della coorte PATH-BPD’ è il titolo del lavoro pubblicato sulla rivista «Lancet Regional Health Europe». Ha coinvolto quasi 250 estremi prematuri (peso medio 940 grammi).

Due farmaci sono in fase avanzata di sperimentazione

«Tra questi prematuri, coloro che hanno sviluppato BPD grave mostravano un’aerazione polmonare all’ecografia polmonare. Ed anche parametri di ossigenazione alterati fin dal decimo giorno di vita. Inoltre, l’aerazione polmonare mostrava un peggioramento costante nel tempo» spiega Baraldi.

«Si tratta di parametri facilmente misurabili al letto del neonato, in forma non invasiva. Essi consentono di capire già dal decimo giorno di vita chi andrà incontro alla forma più grave della patologia». Così Luca Bonadies, co-autore della ricerca ed esperto di ecografia polmonare.

Oggi vi sono due farmaci attualmente in fase avanzata di sperimentazione clinica da parte di De Luca a Parigi e di Baraldi e Bonadies a Padova. Il loro utilizzo nella pratica clinica potrebbe essere guidato dall’ecografia polmonare che permetterebbe di selezionare precocemente i neonati che possono beneficiarne maggiormente.

Verso un trattamento precoce e personalizzato della BPD

Baraldi coordina anche lo studio di fase I con vescicole extra-cellulari, che rappresenta una forma terapeutica ancora più innovativa per la prevenzione della BPD. Questa è stata messa a punto presso la Torre della Ricerca Pediatrica “Città della Speranza” in collaborazione con il gruppo di ricerca del Prof. Maurizio Muraca.

Gli sforzi della ricerca sono tutti diretti verso un trattamento il più precoce e personalizzato possibile della BPD. Lo scopo è di migliorarne la prognosi a lungo termine.

Lo studio è uno dei risultati della collaborazione siglata nel 2021 tra la rettrice Daniela Mapelli dell’Università di Padova e la rettrice dell’Università Paris-Saclay di Parigi. Si tratta di un accordo nell’ambito di un trattato del Quirinale tra Italia e Francia per la promozione di progetti congiunti di ricerca clinica e traslazionale. E per lo scambio fra le università di giovani neonatologi.