Alcol e cancro (Foto free di Nick115 da Pixabay)

Rafforzare la consapevolezza del legame tra consumo di alcol e cancro è oggi una priorità di salute pubblica. È questo il messaggio chiave della dichiarazione congiunta firmata da Hans Henri P. Kluge, direttore regionale per l’Europa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. E di Elisabete Weiderpass, direttrice dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro. Un documento che richiama con forza le istituzioni europee alla responsabilità di informare correttamente i cittadini su un rischio ancora ampiamente sottovalutato.

Una dichiarazione indirizzata al cuore delle politiche europee

La presa di posizione di OMS Europa e IARC è stata inviata ai membri della Commissione ENVI del Parlamento europeo, competente per ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare.

Il messaggio delle due principali istituzioni sanitarie internazionali è chiaro. Ogni decisione politica in materia di prevenzione deve basarsi su evidenze scientifiche consolidate e comunicare in modo trasparente i reali effetti dell’alcol sulla salute umana.

Il peso delle malattie croniche in Europa

Il contesto epidemiologico europeo rende questo appello ancora più urgente. Le malattie croniche non trasmissibili, tra cui patologie cardiovascolari, diabete, malattie respiratorie croniche e cancro, sono responsabili di circa il 90% di tutti i decessi nel continente. Ancora più significativo è il dato relativo alla mortalità precoce, dove queste patologie incidono per circa il 70%.

In questo scenario, la prevenzione dei fattori di rischio modificabili assume un ruolo centrale. Tra questi, il consumo di alcol occupa una posizione di primo piano, sia per la sua diffusione nella popolazione generale sia per il suo impatto diretto sull’incidenza dei tumori maligni.

L’alcol come cancerogeno certo

La classificazione scientifica dell’alcol non lascia spazio a interpretazioni. Dal 1988, la IARC ha inserito le bevande alcoliche nel gruppo 1 dei cancerogeni, riservato alle sostanze per le quali esistono prove sufficienti di cancerogenicità nell’uomo. Nei decenni successivi, l’accumulo di evidenze scientifiche ha rafforzato ulteriormente questa valutazione, contribuendo in modo sostanziale alle basi scientifiche del Piano europeo contro il cancro, lanciato dal Parlamento europeo il 16 febbraio 2022.

Uno degli elementi più rilevanti emersi dalla ricerca è l’assenza di una soglia sicura di consumo. Le conoscenze attuali indicano che non esistono quantità di alcol prive di rischio per quanto riguarda l’insorgenza dei tumori, un concetto che contrasta con convinzioni ancora diffuse nella popolazione.

Le evidenze scientifiche e il Codice europeo su alcol e cancro

Anche il Continuous Update Project del World Cancer Research Fund, in collaborazione con l’American Institute for Cancer Research, ha attribuito evidenza causale al rapporto tra consumo di bevande alcoliche e sviluppo dei tumori maligni. Su queste basi scientifiche si fonda il Codice europeo contro il cancro, coordinato dalla IARC, che fornisce ai cittadini indicazioni chiare per la prevenzione.

Il messaggio rivolto alla popolazione è diretto e privo di ambiguità: limitare l’assunzione di alcol riduce il rischio di cancro, ma non bere affatto rappresenta la scelta più efficace in termini di prevenzione. L’alcol, sostanza tossica, psicoattiva e in grado di indurre dipendenza, è infatti collegato in modo causale ad almeno sette tipi di tumore, tra cui quelli della cavità orale, della faringe, della laringe, dell’esofago, del colon-retto, del fegato e della mammella nelle donne.

I numeri globali ed europei dell’impatto dell’alcol

Le dimensioni del fenomeno emergono con chiarezza dai dati epidemiologici. A livello globale, il consumo di alcol è associato a circa 740.000 nuovi casi di cancro ogni anno, pari al 4,1% di tutte le nuove diagnosi oncologiche. L’Europa, in particolare, concentra quasi un quarto di tutti i tumori alcol-correlati registrati nel mondo.

In Italia, le stime indicano circa 10.000 nuovi casi di cancro ogni anno attribuibili al consumo di alcol, indipendentemente dal tipo di bevanda. Un dato particolarmente significativo riguarda la popolazione femminile: il 42% dei tumori alcol-correlati nelle donne è legato a un consumo considerato moderato, inferiore ai 20 grammi di alcol al giorno. Anche quantità apparentemente ridotte comportano un aumento misurabile del rischio, che cresce progressivamente con l’aumentare dei consumi.

Alcol e cancro: dose, rischio e assenza di soglie di sicurezza

Le evidenze scientifiche mostrano una chiara relazione dose-risposta tra consumo di alcol e incidenza dei tumori. All’aumentare delle quantità assunte, cresce proporzionalmente il rischio di sviluppare una neoplasia. Studi recenti, tra cui quelli pubblicati su Lancet Public Health, confermano che anche il consumo leggero o moderato è associato a un incremento del rischio oncologico, smentendo l’ipotesi di un livello di consumo sicuro.

Questa consapevolezza impone un cambio di paradigma nella comunicazione pubblica. Superando concetti fuorvianti che tendono a minimizzare il rischio legato all’alcol.

Le indicazioni di OMS e IARC per le politiche di prevenzione

Secondo OMS e IARC, le politiche europee di contrasto al cancro devono riconoscere in modo esplicito il contributo del consumo di alcol all’incidenza e alla mortalità oncologica. Evitando terminologie ambigue come “consumo eccessivo” o “bere responsabile”. È fondamentale informare con chiarezza la popolazione, diffondendo in modo capillare le raccomandazioni del Codice europeo contro il cancro.

In questa prospettiva si collocano anche le raccomandazioni contenute nel Piano d’azione europeo sull’alcol 2022-2025 e nel Piano d’azione globale sull’alcol 2022-2030,. I quali prevedono l’introduzione di etichette di avvertenza sanitaria sulle bevande alcoliche per rendere visibili i rischi per la salute.

Il riflesso sulle politiche nazionali italiane

Le indicazioni rivolte alle istituzioni europee hanno ricadute dirette anche sul contesto italiano. Il sistema di monitoraggio, coordinato dall’Osservatorio Nazionale Alcol dell’Istituto Superiore di Sanità, fornisce un quadro epidemiologico fondamentale per orientare le politiche di prevenzione.

In questo scenario, l’auspicio è che l’Italia rafforzi le proprie strategie. Aggiornando il Piano nazionale di prevenzione e i piani regionali, fino alla definizione di un nuovo Piano Nazionale Alcol e Salute. Un passaggio necessario per tradurre le evidenze scientifiche in azioni concrete di tutela della salute pubblica.

Fonte: Lancet, ISS, OMS