L’ANTIBIOTICO NON CURA L’INFLUENZA NÉ IL COVID-19: L’ISS STILA UNA LISTA DI CONSIGLI SU COME TRATTARE I VIRUS RESPIRATORI CHE SI DIFFONDONO SOPRATTUTTO IN INVERNO NEI LUOGHI CHIUSI. L’USO INAPPROPRIATO DI ANTIBIOTICI FAVORISCE LA RESISTENZA BATTERICA.
Con l’arrivo dell’inverno e il picco delle infezioni respiratorie, torna una domanda ricorrente nelle case e negli studi medici: ho tosse e febbre, sarà influenza? E soprattutto, l’antibiotico può aiutarmi a guarire più in fretta? A fare chiarezza, in un momento in cui la circolazione dei virus è elevata, sono gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità, che invitano a distinguere con attenzione tra infezioni virali e batteriche, evitando terapie inutili o potenzialmente dannose.
Sintomi respiratori non significa automaticamente influenza
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Durante la stagione fredda aumentano le infezioni respiratorie acute, ma non tutte sono influenza. Febbre, tosse, mal di gola, raffreddore e difficoltà respiratoria possono essere causati da diversi agenti patogeni, tra cui il virus influenzale, il Sars-CoV-2, il virus respiratorio sinciziale e i rinovirus responsabili del raffreddore comune.
Grazie al sistema di sorveglianza RespiVirNet, l’Iss monitora settimanalmente la circolazione di questi virus, stimando il peso relativo di ciascun patogeno. In pratica, su cento casi segnalati di infezione respiratoria, solo una parte è attribuibile all’influenza vera e propria, mentre il resto dipende da altri virus stagionali. Questo significa che i sintomi da soli non permettono di identificare con certezza la causa dell’infezione.
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Come si trasmettono i virus respiratori?
I virus respiratori circolano tutto l’anno, ma trovano nell’inverno un terreno ideale per diffondersi. Le basse temperature, la permanenza prolungata in ambienti chiusi e la maggiore vicinanza tra le persone facilitano il contagio.
La trasmissione avviene soprattutto per via aerea, attraverso le goccioline di saliva emesse parlando, tossendo o starnutendo. È possibile anche il contagio per contatto diretto o indiretto, quando le mani contaminate toccano bocca, naso o occhi, oppure quando si condividono superfici e oggetti. Per questo, anche gesti apparentemente semplici, come lavarsi le mani o arieggiare i locali, restano strumenti fondamentali di prevenzione.
Prevenire l’infezione: non solo vaccini
La vaccinazione rappresenta la principale strategia di prevenzione contro l’influenza e alcune altre infezioni respiratorie. È raccomandata in modo particolare alle persone anziane, ai soggetti con patologie croniche, agli operatori sanitari e ai caregiver, ma resta utile anche per la popolazione generale, su consiglio del medico.
Accanto al vaccino, però, esistono comportamenti quotidiani che riducono il rischio di contagio. Una corretta igiene delle mani, l’uso del fazzoletto o dell’incavo del gomito per coprire tosse e starnuti, il restare a casa in presenza di sintomi febbrili e l’aerazione frequente degli ambienti sono misure semplici ma efficaci, soprattutto nei periodi di maggiore circolazione virale.
Il picco stagionale e perché serve cautela anche dopo
Ogni anno in Italia si stimano tra i 12 e i 16 milioni di casi di infezione respiratoria acuta. Il picco si colloca di solito tra la fine di dicembre e la fine di febbraio, anche se la sua intensità e durata possono variare.
È importante ricordare che, una volta superato il picco, i contagi non scompaiono improvvisamente, ma diminuiscono in modo graduale. Per questo motivo è necessario mantenere le misure di prevenzione anche nelle settimane successive, evitando di abbassare la guardia troppo presto.
Antibiotici e influenza: perché non funzionano
Uno dei chiarimenti più importanti riguarda l’uso degli antibiotici. Gli esperti dell’Iss sono netti: l’antibiotico non cura l’influenza né il Covid-19. Questi farmaci agiscono esclusivamente contro i batteri e non hanno alcun effetto sui virus.
Assumerli senza una precisa indicazione medica non solo è inutile, ma contribuisce allo sviluppo della resistenza batterica, un fenomeno che rende sempre più difficile curare le infezioni quando l’antibiotico è davvero necessario. L’uso corretto prevede che vengano prescritti solo in caso di infezione batterica accertata o di complicanze specifiche.
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Virus e batteri: una distinzione fondamentale
| Tipo di infezione | Causa | Terapia antibiotica |
|---|---|---|
| Influenza | Virus influenzale | No |
| Covid-19 | Sars-CoV-2 | No |
| Raffreddore comune | Rinovirus | No |
| Polmonite batterica | Batteri | Sì, su prescrizione |
| Tonsillite batterica | Batteri | Sì, se confermata |
Capire questa differenza è essenziale per proteggere la propria salute e quella collettiva.
Serve fare il tampone se compaiono sintomi?
A differenza del periodo pandemico, oggi non esistono obblighi di legge per l’esecuzione del tampone. Tuttavia, il test può essere utile in alcune situazioni, soprattutto per orientare la gestione clinica o proteggere persone fragili, sempre dopo aver consultato il medico di base o il pediatra.
Il ruolo della sorveglianza epidemiologica
Il sistema di sorveglianza coordinato dall’Iss raccoglie da oltre 25 anni i dati forniti da medici di medicina generale e pediatri sentinella. Queste informazioni consentono di seguire l’andamento delle infezioni respiratorie, identificare i virus circolanti e supportare le decisioni di sanità pubblica a livello nazionale e internazionale, attraverso la collaborazione con Ecdc e Oms.
DOMANDE FREQUENTI (FAQ)
Se ho febbre e tosse devo prendere l’antibiotico?
No, nella maggior parte dei casi si tratta di un’infezione virale che non risponde agli antibiotici.
Quando l’antibiotico è davvero necessario?
Solo in presenza di un’infezione batterica diagnosticata dal medico o di specifiche complicanze.
Il vaccino antinfluenzale evita tutte le infezioni respiratorie?
No, ma riduce il rischio di influenza e soprattutto di forme gravi e complicanze.
Posso prevenire il contagio senza vaccino?
Le misure igieniche aiutano, ma la vaccinazione resta la protezione più efficace contro l’influenza.
