Gaza , Foto free di hosny salah da Pixabay

Le principali agenzie delle Nazioni Unite accolgono con sollievo la notizia che la carestia nella Striscia di Gaza è stata evitata, ma avvertono che i progressi restano fragili e potrebbero essere annullati senza un sostegno costante e su larga scala. FAO, UNICEF, WFP e OMS sottolineano come fame, malnutrizione, malattie e la devastazione del settore agricolo continuino a rappresentare sfide critiche per la popolazione locale.

Nessuna carestia, ma l’insicurezza alimentare resta alta

Secondo l’ultima analisi della Classificazione Integrata della Sicurezza Alimentare (IPC), nessuna area di Gaza è attualmente classificata come soggetta a carestia. Il miglioramento è stato favorito dal cessate il fuoco di ottobre e dall’incremento dell’accesso umanitario e commerciale. Tuttavia, la situazione resta estremamente fragile a causa della distruzione diffusa di infrastrutture, del collasso dei mezzi di sussistenza e della produzione alimentare locale. Senza un’espansione duratura dell’assistenza alimentare, dei servizi sanitari e del sostegno all’agricoltura, centinaia di migliaia di persone potrebbero rapidamente tornare in condizioni di carestia.

Il rapporto IPC indica che 1,6 milioni di persone (77% della popolazione) continuano a vivere in condizioni di insicurezza alimentare acuta. Tra loro, oltre 100.000 bambini e 37.000 donne incinte o in allattamento rischiano malnutrizione acuta fino ad aprile 2026. Quattro governatorati – Gaza settentrionale, Gaza, Deir al-Balah e Khan Younis – sono attualmente in Fase 4 (Emergenza) dell’IPC. Sebbene il Governatorato di Gaza sia stato declassato dalla precedente classificazione di carestia, la fase 4 segnala ancora gravi carenze alimentari, elevata malnutrizione e rischio elevato di mortalità.

Sfide umanitarie persistenti

Molte famiglie restano in grave difficoltà. Oltre 730.000 persone sono sfollate e vivono in rifugi di fortuna, dipendendo fortemente dagli aiuti. L’accesso limitato a servizi idrici e igienico-sanitari, la distruzione di terreni coltivabili, bestiame, attività di pesca, strade e infrastrutture critiche rappresentano sfide enormi. Sia per la sopravvivenza quotidiana che per gli interventi umanitari. I bambini sotto i cinque anni e le donne incinte o in allattamento restano tra i più vulnerabili, con livelli di malnutrizione ancora preoccupanti.

I mercati mostrano un maggiore approvvigionamento di cibo nutriente grazie all’aumento delle consegne, ma molte famiglie non possono permetterselo. Alimenti proteici e nutrienti rimangono scarsi e costosi, e il 79% delle famiglie non ha accesso adeguato a cibo o acqua pulita. Nessun bambino raggiunge la diversità alimentare minima, mentre due terzi soffrono di grave povertà alimentare, consumando solo uno o due gruppi alimentari. La situazione peggiora nei rifugi sovraffollati, con sistemi fognari danneggiati, approvvigionamento idrico incostante e famiglie costrette a bruciare legna o rifiuti per riscaldarsi. Queste condizioni favoriscono epidemie e malattie respiratorie, diarrea e infezioni cutanee, soprattutto tra i bambini.

Interventi e raccomandazioni delle agenzie ONU

FAO, UNICEF, WFP e OMS sono pronte a potenziare gli interventi, ma le restrizioni alle importazioni, l’accesso limitato e la carenza di finanziamenti ostacolano le operazioni su larga scala. Rein Paulsen, Direttore per le Emergenze e la Resilienza della FAO, sottolinea che gli agricoltori, pastori e pescatori non possono riprendere la produzione senza accesso immediato a forniture e finanziamenti.

Lucia Elmi, direttrice delle Operazioni di Emergenza dell’UNICEF, ricorda che i bambini non affrontano più la carestia, ma restano vulnerabili a malnutrizione e malattie a causa della scarsità di acqua, servizi igienici e strutture sanitarie.
Ross Smith, direttore della Preparazione e Risposta alle Emergenze del WFP, evidenzia la necessità di raddoppiare gli sforzi per garantire accesso affidabile ai servizi essenziali e promuovere l’autosufficienza. Altaf Musani, direttore per la Gestione Umanitaria e delle Catastrofi dell’OMS, segnala che solo il 50% delle strutture sanitarie funziona parzialmente, molte con carenze di forniture critiche. L’OMS supporta sette centri di stabilizzazione per malnutrizione acuta grave.

Guardando avanti

Le agenzie ONU chiedono un accesso umanitario e commerciale duraturo e sicuro, la rimozione delle restrizioni sulle importazioni di cibo, prodotti nutrizionali, forniture agricole e sanitarie, un incremento dei finanziamenti per cibo, nutrizione, salute, acqua e servizi igienico-sanitari e la riattivazione della produzione alimentare locale. Senza interventi immediati e su larga scala, i progressi ottenuti dopo il cessate il fuoco rischiano di essere vanificati. Solo l’accesso, le forniture e i finanziamenti costanti possono prevenire il ritorno della carestia e sostenere Gaza verso la ripresa e la sicurezza alimentare duratura.

Fonte: WHO