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Tonsillectomia: quando serve, come avviene e il recupero

La tonsillectomia è l’intervento chirurgico finalizzato alla rimozione delle tonsille palatine, le due ghiandole linfatiche situate nella parte posteriore della gola. Sebbene in passato fosse una procedura abituale in età pediatrica, oggi viene raccomandata con maggiore cautela e solo in presenza di indicazioni cliniche ben precise.

I motivi principali che spingono verso l’operazione includono episodi frequenti di tonsillite acuta resistente ai trattamenti antibiotici, complicanze come ascessi peritonsillari e, soprattutto, l’ipertrofia tonsillare. Quando le tonsille sono eccessivamente ingrossate, infatti, possono ostruire le vie aeree superiori causare apnee notturne, difficoltà respiratorie e disturbi della deglutizione, compromettendo la qualità del sonno e la salute generale.

L’intervento viene eseguito in anestesia generale e dura circa mezz’ora. Il chirurgo asporta il tessuto linfatico attraverso la bocca, senza lasciare cicatrici esterne. Oggi si impiegano tecniche moderne, come la radiofrequenza o il laser, per ridurre al minimo il sanguinamento intraoperatorio e il trauma sui tessuti circostanti.

La fase post-operatoria richiede alcuni giorni di riposo. Il sintomo più comune è il dolore alla gola, trattabile con analgesici e un’adeguata idratazione. Seguire una dieta morbida e fredda – a base di gelato, yogurt e frullati – aiuta a lenire i fastidi e a prevenire emorragie, consentendo una ripresa completa e in sicurezza entro un paio di settimane.