Trombosi venosa: a Napoli la campagna per la diagnosi
La trombosi venosa rappresenta una delle patologie cardiovascolari più pericolose e diffuse al mondo, eppure è ancora poco conosciuta dal…
La tromboembolia venosa (TEV) è una patologia cardiovascolare complessa e potenzialmente grave, caratterizzata dalla formazione di coaguli di sangue (trombi) all’interno del sistema venoso. Si manifesta principalmente attraverso due condizioni interconnesse: la trombosi venosa profonda (TVP) e l’embolia polmonare (EP).
La trombosi venosa profonda si verifica prevalentemente nelle vene profonde degli arti inferiori o del bacino. Il coagulo ostacola il regolare flusso sanguigno, causando sintomi caratteristici come gonfiore, dolore, arrossamento e una sensazione di calore nella gamba colpita. La complicanza più pericolosa della TVP sorge quando un frammento del trombo si stacca, viaggia attraverso il circolo ematico e raggiunge le arterie dei polmoni, originando un’embolia polmonare. Questa condizione può provocare affanno improvviso, dolore toracico acuto e richiede un intervento medico tempestivo.
Diversi fattori di rischio contribuiscono allo sviluppo della TEV, tra cui la stasi ematica dovuta a un’immobilità prolungata (come lunghi viaggi o degenze ospedaliere), traumi, interventi chirurgici, fattori genetici, gravidanza, terapie ormonali, fumo e obesità.
La diagnosi precoce è fondamentale. Il trattamento si basa prevalentemente sull’uso di farmaci anticoagulanti, che impediscono al coagulo di ingrandirsi e riducono il rischio che se ne formino di nuovi. A scopo preventivo, nei soggetti a rischio o costretti all’inattività, risulta essenziale mantenere una buona idratazione, praticare movimento periodico e, quando indicato dal medico, utilizzare calze a compressione graduata o terapie farmacologiche profilattiche.
La trombosi venosa rappresenta una delle patologie cardiovascolari più pericolose e diffuse al mondo, eppure è ancora poco conosciuta dal…