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Microdelezione cromosomica: cos’è, sintomi e diagnosi

La sindrome da microdelezione rappresenta una condizione genetica causata dalla perdita di un piccolissimo frammento di DNA all’interno di un cromosoma. Poiché il segmento mancante comprende uno o più geni, la sua assenza interferisce con il normale funzionamento dell’organismo, dando origine a un quadro clinico estremamente variabile a seconda del cromosoma coinvolto.

Tra le forme più note figurano la sindrome di DiGeorge (delezione 22q11.2), la sindrome di Williams e la sindrome del “grido di gatto” (Cri du Chat). I sintomi differiscono significativamente da caso a caso: si possono riscontrare anomalie cardiache congenite, ritardi nello sviluppo psicomotorio e del linguaggio, difficoltà di apprendimento, tratti somatici caratteristici e problemi al sistema immunitario.

Trattandosi di alterazioni microscopiche, queste anomalie non sono visibili attraverso il cariotipo tradizionale. La diagnosi richiede tecniche avanzate di citogenetica molecolare, come l’analisi cromosomica con microarray (aCGH) o il sequenziamento del DNA, fondamentali sia in fase prenatale sia dopo la nascita.

Nella maggior parte dei casi le microdelezioni si verificano in modo de novo, ossia spontaneamente durante la formazione dei gameti, senza che vi sia un’ereditarietà familiare. Anche se non esiste una cura risolutiva, l’intervento precoce è cruciale: percorsi terapeutici e riabilitativi multidisciplinari, comprendenti logopedia, fisioterapia e supporto psicologico, consentono di gestire i sintomi con efficacia, migliorando significativamente la qualità della vita dei pazienti e delle loro famiglie.