Montilla: la scienza ONA tutela le Vittime del Dovere
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La “Sindrome dei Balcani” identifica una serie di gravi patologie tumori del sangue come linfomi e leucemie, e neoplasie polmonari che hanno colpito migliaia di militari e civili a seguito delle missioni di pace nella ex Jugoslavia negli anni ’90.
La causa principale è indicata nell’uso di munizioni all’uranio impoverito da parte delle forze NATO. All’impatto ad altissima temperatura, i proiettili nebulizzano metalli pesanti in nanoparticelle e polveri tossiche. Inalate o ingerite dai soldati sprovvisti di protezioni adeguate, queste particelle radioattive e citotossiche si depositano nei tessuti umani, innescando processi infiammatori e alterazioni genomiche nel corso degli anni.
Oltre alla tossicità dell’uranio, diverse inchieste hanno sollevato interrogativi su concause come la somministrazione multipla e ravvicinata di vaccini o l’esposizione ad altri inquinanti ambientali liberati dai bombardamenti.
Dopo decenni di battaglie legali e scientifiche, le decisioni della giurisprudenza hanno progressivamente riconosciuto il nesso di causalità tra l’impiego nei teatri bellici e l’insorgenza dei tumori, stabilendo il diritto al risarcimento per le vittime e i loro familiari. La Sindrome dei Balcani resta una delle pagine più dolorose della storia militare e sanitaria recente, simbolo delle tragiche conseguenze a lungo termine dei conflitti moderni.
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