Escherichia Coli: identificato il killer di un nobile
Una diagnosi dopo 5 secoli. Non è una battura per dire che l’individuazione di una malattia è arrivata dopo un…
La mummia nell’immaginario collettivo evoca misteri egizi, maledizioni e antiche tombe. Tuttavia, oltre l’aspetto leggendario, la mummificazione rappresenta uno straordinario capitolo della storia umana e della scienza. Un corpo mummificato non è altro che un organismo i cui tessuti molli si sono conservati nel tempo, protetti dalla decomposizione grazie a processi artificiali intenzionali o a condizioni ambientali naturali favorevoli, come il freddo estremo, la disidratazione o la mancanza di ossigeno.
L’esempio più celebre è indubbiamente quello dell’antico Egitto, dove la conservazione del salma era considerata un rito fondamentale per garantire il passaggio dell’anima nell’aldilà. Gli egizi perfezionarono tecniche sofisticate utilizzando natron, resine e fasciature di lino per preservare le spoglie dei loro faraoni per millenni. Ma mummie straordinarie sono state ritrovate in ogni angolo del pianeta: dalle vette delle Ande alle torbiere del Nord Europa, fino alle mummie naturali dei ghiacciai italiani, come il celebre Ötzi.
Oggi, lo studio delle mummie ha fatto passi da gigante grazie all’impiego di tecnologie non invasive come la tomografia computerizzata, l’analisi del DNA e la diagnostica chimica. Attraverso questi strumenti, gli scienziati possono ricostruire la dieta, le malattie, lo stile di vita e le cause di morte di individui vissuti migliaia di anni fa. Studiare una mummia significa dunque aprire una vera e propria capsula del tempo, capace di raccontarci la storia e l’evoluzione dell’umanità attraverso i millenni.
Una diagnosi dopo 5 secoli. Non è una battura per dire che l’individuazione di una malattia è arrivata dopo un…