Disturbi dell’alimentazione: l’anoressia nervosa
I disturbi dell’alimentazione sono una problematica che colpisce migliaia di giovani a partire dai 6 anni di età. Tra i…
L’Indice di Massa Corporea (IMC, o BMI dall’inglese Body Mass Index) è un indicatore biometrico utilizzato per valutare se il peso di una persona rientra in un intervallo salutare in rapporto alla sua altezza. Introdotto dall’accademico Adolphe Quetelet nell’Ottocento, l’IMC si calcola dividendo il peso espresso in chilogrammi per il quadrato dell’altezza espressa in metri.
Il risultato ottenuto permette di classificare il peso in diverse categorie standardizzate a livello internazionale dall’Organizzazione Mondiale della Sanità: sottopeso (inferiore a 18,5), normopeso (da 18,5 a 24,9), sovrappeso (da 25 a 29,9) e obesità (pari o superiore a 30). Questo strumento è ampiamente utilizzato negli studi epidemiologici e nella pratica clinica iniziale poiché rappresenta un metodo rapido, economico e non invasivo per identificare potenziali rischi per la salute legati al peso.
Tuttavia, l’IMC presenta alcuni limiti significativi da non sottovalutare. Essendo un calcolo matematico basato unicamente su peso totale e altezza, non è in grado di distinguere tra massa magra (muscoli) e massa grassa (tessuto adiposo). Di conseguenza, un atleta con una muscolatura molto sviluppata potrebbe erroneamente risultare in “sovrappeso”, così come una persona anziana con ridotta massa muscolare potrebbe apparire “normopeso” pur avendo un eccesso di adipe. Per una valutazione accurata del benessere, i medici affiancano spesso all’IMC parametri più precisi, come la misurazione della circonferenza vita e la bioimpedenziometria.
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