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HFpEF: cos’è l’insufficienza cardiaca con frazione preservata

L’insufficienza cardiaca con frazione di eiezione preservata, nota con l’acronimo HFpEF (Heart Failure with Preserved Ejection Fraction), è una forma complessa di scompensamento cardiaco. In questa condizione, la capacità del cuore di contrarsi e pompare sangue rimane apparentemente normale, ma il muscolo cardiaco diventa rigido e si rilassa con difficoltà durante la fase di riempimento.

Questa rigidità impedisce al ventricolo sinistro di accogliere una quantità adeguata di sangue, provocando un aumento delle pressioni all’interno del cuore e dei polmoni. Di conseguenza, i pazienti manifestano sintomi caratteristici quali affanno marcato sotto sforzo, stanchezza cronica, ritenzione idrica e gonfiore alle caviglie. Si tratta di una patologia particolarmente diffusa tra gli anziani, le donne e le persone che convivono con ipertensione, diabete, obesità o fibrillazione atriale.

La diagnosi di HFpEF richiede un’attenta valutazione clinica integrata da un ecocardiogramma e dal dosaggio dei peptidi natriuretici nel sangue. Per anni la gestione di questa forma di insufficienza cardiaca si è concentrata principalmente sul controllo dei fattori di rischio e sull’uso di diuretici per alleviare la congestione dei liquidi.

Oggi, tuttavia, la ricerca medica ha compiuto passi da gigante. L’introduzione di nuove classi farmacologiche, come gli inibitori SGLT2, ha rivoluzionato il trattamento della HFpEF, offrendo finalmente opzioni in grado di ridurre i ricoveri ospedalieri e migliorare significativamente la qualità di vita dei pazienti. Una gestione integrata e tempestiva rimane essenziale per preservare la salute del cuore.