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Febbre nera: cos’è la leishmaniosi viscerale, sintomi e cura

La febbre nera, nota scientificamente come leishmaniosi viscerale o kala-azar, è la forma più grave e complessa tra le patologie causate dai protozoi del genere Leishmania. La malattia si trasmette all’uomo e agli animali attraverso la puntura dei flebotomi, piccoli insetti ematofagi comunemente conosciuti come pappataci.

A differenza delle varianti cutanee, che provocano prevalentemente lesioni sulla pelle, la febbre nera colpisce direttamente gli organi interni. Il parassita si insedia nel sistema reticolo-endoteliale, aggredendo in particolar modo la milza, il fegato e il midollo osseo. I sintomi tipici includono febbri irregolari e prolungate, una spiccata perdita di peso, debolezza progressiva e un vistoso ingrossamento addominale dovuto all’epatosplenomegalia. A livello ematico si riscontrano anemia, leucopenia e piastrinopenia, condizioni che espongono il paziente a forti rischi di infezioni secondarie.

Se non diagnosticata e trattata tempestivamente con terapie farmacologiche specifiche, la leishmaniosi viscerale presenta un tasso di mortalità estremamente elevato. La patologia è diffusa in molte regioni tropicali e subtropicali, ma riscontra focolai endemici anche nel bacino del Mediterraneo, Italia compresa, dove il cane rappresenta il principale serbatoio dell’infezione.

La prevenzione si basa essenzialmente sul controllo dei vettori e sulla protezione dalle punture mediante l’uso di insetticidi, repellenti cutanei e zanzariere a maglia fitta. Una diagnosi precoce, affiancata da trattamenti antiparassitari mirati, resta la strategia fondamentale per debellare l’infezione, proteggere la salute pubblica e garantire la completa guarigione dei pazienti colpiti.