Processo Eternit bis, Schmidheiny condannato a 12 anni
La Corte d’Assise di Novara ha condannato Stephan Schmidheiny, patron di Eternit, a 12 anni di reclusione. Non la sentenza…
L’Eternit è stato per decenni uno dei materiali edili più diffusi al mondo, apprezzato per la sua straordinaria resistenza meccanica, le proprietà isolanti e il costo contenuto. Composto da una miscela di cemento e fibre di amianto, è stato impiegato su larga scala per la produzione di canne fumarie, tubature, serbatoi e, soprattutto, delle celebri lastre ondulate usate per la copertura di tetti industriali e residenziali.
La svolta tragica nella storia di questo materiale è giunta con la consapevolezza dei suoi gravissimi effetti sulla salute umana. Le microscopiche fibre di amianto contenute nell’Eternit, se inalate a causa del deterioramento o della rottura dei manufatti, possono insediarsi nei polmoni e provocare patologie irreversibili come l’asbestosi, il tumore polmonare e il mesotelioma pleurico. Questa pericolosità ha portato molti Paesi, tra cui l’Italia nel 1992, a vietarne la produzione, il commercio e l’utilizzo.
Oggi la priorità assoluta riguarda la gestione del patrimonio esistente e la bonifica dei siti contaminati. Rimuovere l’Eternit non è un’operazione che può essere eseguita in modo autonomo: richiede l’intervento di ditte specializzate iscritte all’Albo dei gestori ambientali. Gli operatori adottano rigorosi protocolli di sicurezza per l’incapsulamento, lo smontaggio, il trasporto e lo smaltimento in discariche autorizzate, evitando la dispersione di polveri tossiche nell’ambiente.
Sostituire le vecchie coperture in Eternit con materiali moderni ed eco-compatibili rappresenta un passo fondamentale per tutelare la salute pubblica e garantire un futuro più sicuro e sostenibile per l’intero territorio.
La Corte d’Assise di Novara ha condannato Stephan Schmidheiny, patron di Eternit, a 12 anni di reclusione. Non la sentenza…