Fibroma uterino: scoperti nuovi geni legati alla malattia
Il fibroma uterino è una lesione non cancerosa che affligge moltissime donne in tutto il mondo. Solo in Italia, nel…
L’embolizzazione arteriosa è una tecnica di radiologia interventistica mininvasiva che ha rivoluzionato il trattamento di numerose patologie. Questa procedura consiste nell’occludere in modo mirato e controllato un vaso sanguigno per bloccare l’afflusso di sangue a una specifica area del corpo, senza dover ricorrere alla chirurgia tradizionale a cielo aperto.
Il trattamento si effettua inserendo un sottile catetere all’interno di un’arteria, guidandolo con la radioscopia fino alla zona da trattare. Una volta raggiunta la posizione corretta, il medico rilascia sostanze embolizzanti — come microparticelle, spirali metalliche o colle speciali — per ostruire il vaso prescelto.
Le applicazioni cliniche sono vaste e fondamentali. Viene impiegata con successo per arrestare emorragie interne acute dovute a traumi o ulcere, devascolarizzare ed eliminare tumori benigni o maligni, e trattare malformazioni vascolari come aneurismi e fístole. È inoltre ampiamente utilizzata per patologie molto diffuse come i fibromi uterini e l’ipertrofia prostatica benigna, garantendo la riduzione della massa sintomatica.
I vantaggi rispetto all’intervento chirurgico classico sono notevoli: la procedura non richiede anestesia generale, azzera o riduce le cicatrici, garantisce un rischio di complicazioni inferiore e permette tempi di recupero e ricovero decisamente più brevi per il paziente.
L’embolizzazione arteriosa si conferma così una soluzione terapeutica all’avanguardia, capace di coniugare efficacia clinica, sicurezza e rispetto per il benessere della persona.
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