FMD: il gene UBR4 è la chiave per nuove cure mirate
Uno studio condotto dai ricercatori del Mount Sinai si è focalizzato su una rara ma pericolosa malattia vascolare nota come…
La displasia fibromuscolare (FMD) è una patologia vascolare non infiammatoria e non aterosclerotica che provoca uno sviluppo anomalo delle pareti arteriose. Questo restringimento o indebolimento dei vasi sanguigni può causare stenosi, aneurismi o dissezioni.
Sebbene possa interessare qualsiasi distretto, la FMD colpisce più frequentemente le arterie renali, responsabili dell’afflusso di sangue ai reni, e le arterie carotidi o vertebrali, che nutrono il cervello. È una condizione riscontrata prevalentemente nelle donne tra i 30 e i 50 anni.
I sintomi variano in base ai vasi coinvolti. Quando la malattia interessa le arterie renali, il segno clinico principale è un’ipertensione arteriosa giovanile o difficile da controllare con la terapia farmacologica. Se sono coinvolte le carotidi, possono manifestarsi cefalea, acufene pulsante (un ronzio sincrono con il battito cardiaco), vertigini o, nei casi più gravi, attacchi ischemici transitori (TIA). In molti casi, tuttavia, la patologia rimane a lungo asintomatica.
La diagnosi si avvale di tecniche di imaging come l’ecocolordoppler, l’angio-TC o l’angio-RM, che mostrano il classico aspetto “a corona di rosario” tipico della forma mediale della malattia. Il trattamento mira a controllare la pressione e a prevenire complicanze; nei casi di stenosi severa, si può ricorrere all’angioplastica con palloncino per ripristinare il corretto flusso sanguigno.
Uno studio condotto dai ricercatori del Mount Sinai si è focalizzato su una rara ma pericolosa malattia vascolare nota come…