Sbirciare nel naso? Attenti all’Alzheimer!
“Sbirciare” nel naso è una pratica ahimè piuttosto comune, cui si cede di nascosto per ovvie ragioni di pudore. Ebbene,…
La Chlamydia pneumoniae è un batterio patogeno intracellulare obbligato, diffuso in tutto il mondo, responsabile di un’ampia varietà di infezioni delle vie respiratorie. A differenza della sua celebre “parente” Chlamydia trachomatis, che interessa principalmente l’apparato genitourinario, questo microrganismo colpisce l’apparato respiratorio e si trasmette facilmente da persona a persona attraverso le goccioline di saliva disperse con colpi di tosse e starnuti.
L’infezione si manifesta comunemente con sintomi simili a quelli di una classica sindrome influenzale: tosse secca e persistente, febbre moderata, mal di gola, promontorio di promiscuità nei luoghi chiusi e un generale senso di spossatezza. È una delle cause principali della cosiddetta polmonite “atipica” o “vagante” (walking pneumonia), una forma generalmente meno severa rispetto a quella pneumococcica, che spesso permette a chi ne è colpito di svolgere le normali attività quotidiane pur in presenza del batterio.
Nonostante il decorso sia prevalentemente benigno, l’infezione da Chlamydia pneumoniae non va sottovalutata. Negli individui anziani, nei soggetti immunocompromessi o in chi soffre di patologie polmonari croniche come l’asma, può causare complicazioni più serie. Inoltre, la ricerca scientifica sta studiando il suo possibile ruolo in alcune malattie infiammatorie croniche e vascolari.
Trattandosi di un’infezione batterica, la diagnosi accurata è fondamentale: i comuni antibiotici beta-lattamici risultano inefficaci, mentre la terapia si basa sull’impiego di macrolidi o tetracicline prescritti dal medico. Una corretta igiene delle mani e l’areazione degli ambienti restano le misure preventive più efficaci per limitarne la diffusione.
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