Addio chirurgia invasiva: la nuova cura per l’ematoma
Nel 2018, un team di medici a New York ha sviluppato una procedura innovativa e minimamente invasiva per trattare un…
Il burr hole (o forame di trapano) è una procedura neurochirurgica mininvasiva impiegata per creare un piccolo foro nel cranio. Questo intervento consente ai chirurghi di accedere al cervello per drenare accumuli di fluido, alleviare la pressione intracranica o eseguire biopsie di tessuto cerebrale.
L’indicazione più comune per un burr hole è il drenaggio di un ematoma sottodurale cronico, una raccolta di sangue tra la dura madre e la superficie del cervello che si sviluppa spesso dopo traumi cranici, specialmente negli anziani. Viene inoltre utilizzato per trattare l’idrocefalo tramite l’inserimento di un drenaggio o di uno shunt, e per il monitoraggio della pressione all’interno del cranio.
L’intervento viene eseguito in anestesia locale o generale. Il neurochirurgo pratica una piccola incisione sul cuoio capelluto e utilizza un trapano ad alta precisione per forare l’osso senza danneggiare le strutture sottostanti. Una volta completato il drenaggio o l’intervento necessario, l’incisione viene chiusa con punti di sutura o graffette.
I tempi di recupero variano in base alla patologia di base e allo stato di salute generale del paziente. In genere, il ricovero ospedaliero dura pochi giorni. La maggior parte delle persone riscontra un sollievo immediato dai sintomi, come mal di testa, confusione o deficit motori, man mano che la pressione sul cervello si riduce. Trattandosi di una procedura chirurgica, esistono rischi quali infezioni o sanguinamenti, ma il burr hole rimane una tecnica altamente efficace e sicura.
Nel 2018, un team di medici a New York ha sviluppato una procedura innovativa e minimamente invasiva per trattare un…