Il digiuno intermittente è diventato negli ultimi anni uno dei modelli alimentari più discussi e seguiti al mondo. Promosso da celebrity, influencer e da una parte della letteratura scientifica, è stato spesso presentato come una strategia semplice e quasi “naturale” per dimagrire e migliorare il metabolismo.

Tuttavia, una recente revisione sistematica Cochrane ha raffreddato l’entusiasmo: analizzando 22 studi clinici randomizzati su quasi 2.000 adulti, gli autori hanno concluso che il digiuno intermittente non determina una perdita di peso clinicamente significativa rispetto alle diete tradizionali ipocaloriche o, in alcuni casi, rispetto a nessun intervento strutturato.

Cos’è il digiuno intermittente

Il digiuno intermittente non è una dieta nel senso classico del termine, perché non definisce cosa mangiare, ma quando mangiare. Si basa sull’alternanza tra periodi di alimentazione e periodi di digiuno, con l’obiettivo di influenzare il metabolismo energetico.

Le forme più diffuse includono il modello 16:8, in cui si concentrano i pasti in una finestra di 8 ore e si digiuna per 16; il digiuno a giorni alterni; e il cosiddetto “5:2”, che prevede due giorni alla settimana con restrizione calorica marcata e cinque giorni di alimentazione libera ma controllata.

L’idea centrale è che periodi prolungati senza cibo inducano l’organismo a utilizzare le riserve di grasso, migliorando la sensibilità insulinica e favorendo una sorta di “reset metabolico”. Tuttavia, nella pratica clinica, la perdita di peso dipende sempre dal bilancio calorico complessivo: se l’introito calorico totale non si riduce, il semplice cambiamento dell’orario dei pasti non produce automaticamente un dimagrimento.

Digiuno intermittente: non solo moda contemporanea

Il digiuno intermittente ha radici antiche, religiose e culturali. In molte tradizioni – dal Ramadan islamico al digiuno cristiano quaresimale – l’astensione dal cibo ha avuto una dimensione spirituale prima ancora che sanitaria.

In ambito medico, l’interesse scientifico si è riacceso negli anni ’90 e 2000, quando studi su modelli animali hanno mostrato che la restrizione calorica e il digiuno intermittente potevano prolungare la vita e ridurre l’incidenza di alcune malattie croniche. Questi risultati hanno stimolato una serie di ricerche sull’uomo, focalizzate su obesità, diabete di tipo 2, infiammazione cronica e salute cardiovascolare.

È in questo contesto che il digiuno intermittente ha acquisito popolarità, anche grazie alla narrazione secondo cui non solo aiuterebbe a perdere peso, ma attiverebbe processi cellulari benefici come l’autofagia, un meccanismo di “riciclo” cellulare associato alla longevità negli studi preclinici.

Le ricerche a favore: cosa sappiamo davvero

Diversi studi di piccole e medie dimensioni hanno mostrato che il digiuno intermittente può produrre una perdita di peso moderata, migliorare la sensibilità insulinica e ridurre alcuni marcatori infiammatori. Alcune ricerche suggeriscono anche benefici su pressione arteriosa e profilo lipidico.

Tuttavia, un elemento chiave emerge da quasi tutte le meta-analisi: il digiuno intermittente non appare superiore alle diete tradizionali a restrizione calorica continua. In altre parole, funziona se riduce le calorie totali, ma non più di altri schemi dietetici che ottengono lo stesso deficit energetico.

La recente revisione Cochrane ha rafforzato questa interpretazione. I 22 studi inclusi, condotti in diversi continenti e con follow-up generalmente inferiori a 12 mesi, non hanno evidenziato differenze clinicamente rilevanti rispetto alle diete convenzionali. Inoltre, la qualità metodologica e la durata relativamente breve degli studi limitano la possibilità di trarre conclusioni definitive sul lungo termine.

Obesità: un problema cronico, soluzioni complesse

Il contesto è cruciale. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’obesità è più che triplicata dal 1975 e oggi coinvolge miliardi di persone. È una condizione cronica, multifattoriale, influenzata da genetica, ambiente, abitudini alimentari, sedentarietà e determinanti socio-economici.

In questo scenario, nessun modello alimentare può essere considerato una soluzione universale. Il digiuno intermittente può risultare pratico e sostenibile per alcune persone, soprattutto per chi preferisce ridurre il numero di pasti piuttosto che contare calorie. Per altri, invece, può aumentare il rischio di abbuffate compensatorie, stress o scarsa aderenza nel tempo.

Un punto critico sollevato dagli autori della review riguarda proprio la durata degli studi. L’obesità richiede strategie sostenibili nel lungo periodo. Studi di pochi mesi non consentono di valutare l’effettiva capacità di mantenere il peso perso e di prevenire il recupero ponderale.

Sicurezza ed effetti collaterali

Un altro aspetto analizzato riguarda gli effetti avversi. Le segnalazioni nei vari studi sono risultate eterogenee, rendendo difficile una valutazione sistematica. In generale, nei soggetti sani, il digiuno intermittente sembra essere ben tollerato nel breve periodo. Tuttavia, può non essere indicato in presenza di diabete insulino-trattato, disturbi del comportamento alimentare, gravidanza o condizioni mediche specifiche.

L’aspetto psicologico non è secondario: per alcune persone, schemi rigidi di digiuno possono accentuare un rapporto problematico con il cibo.

Digiuno intermittente: tra entusiasmo e cautela

Il messaggio che emerge non è che il digiuno intermittente sia inutile, ma che non rappresenti una strategia miracolosa. L’entusiasmo mediatico e la promozione sui social hanno probabilmente superato le evidenze disponibili.

Come sottolineano gli autori della revisione, i medici devono valutare caso per caso. Età, sesso, stato di salute, preferenze individuali e storia alimentare influenzano la risposta a qualsiasi intervento nutrizionale.

La scienza, al momento, suggerisce che il fattore determinante resta il bilancio energetico e la sostenibilità nel tempo. Che si scelga il digiuno intermittente o una dieta tradizionale, ciò che conta è la qualità dell’alimentazione, la regolarità dell’attività fisica e l’aderenza a lungo termine.

In un panorama segnato da promesse rapide e soluzioni semplicistiche, la lezione è chiara: il dimagrimento efficace e sicuro non dipende da una finestra oraria, ma da un equilibrio costruito nel tempo, con rigore scientifico e personalizzazione.