LA RICERCA DI UNA PELLE PERFETTA STA COINVOLGENDO SEMPRE PIÙ BAMBINI E PREADOLESCENTI. GLI ESPERTI PARLANO DI “COSMETICOREXIA”, UN FENOMENO ALIMENTATO DAI SOCIAL NETWORK E DALLA CRESCENTE DIFFUSIONE DI COSMETICI E TRATTAMENTI PENSATI PER GLI ADULTI. LE CONSEGUENZE POSSONO RIGUARDARE NON SOLO LA SALUTE DELLA PELLE, MA ANCHE IL BENESSERE PSICOLOGICO E LA COSTRUZIONE DELL’IMMAGINE DI SÉ.

Routine skincare con dieci passaggi, sieri anti-età, creme con ingredienti attivi ad alta concentrazione e video che promettono una pelle impeccabile. Quello che fino a pochi anni fa apparteneva soprattutto al mondo degli adulti oggi coinvolge sempre più bambini e ragazzi della Generazione Alpha, ovvero i nati tra il 2010 e il 2025.

A lanciare l’allarme sono i ricercatori dell’Università degli Studi di Milano e dell’Istituto Superiore di Sanità, che in un editoriale pubblicato sulla rivista scientifica Dermatology and Therapy hanno acceso i riflettori sulla cosiddetta cosmeticorexia, una nuova forma di ossessione per la cura della pelle che rischia di trasformarsi in un problema sanitario e sociale.

Che cos’è la cosmeticorexia?

Il termine cosmeticorexia, chiamata anche dermorexia, descrive una preoccupazione eccessiva per il raggiungimento di una pelle considerata perfetta. Questa ricerca può portare all’utilizzo compulsivo di cosmetici, trattamenti dermatologici o procedure estetiche spesso non necessarie e, soprattutto, non adatte all’età.

Non si tratta semplicemente di attenzione all’igiene personale o di interesse per la cura di sé. La differenza sta nell’intensità del comportamento e nel modo in cui esso influenza la vita quotidiana.

Chi sviluppa questa tendenza tende a controllare continuamente il proprio aspetto, a dedicare molto tempo alle routine di bellezza e a vivere con ansia qualsiasi piccola imperfezione della pelle. Anche un normale brufoletto, una lieve arrossatura o una variazione fisiologica dell’incarnato possono diventare motivo di forte preoccupazione.

Secondo gli esperti, il fenomeno si sta diffondendo soprattutto tra bambini e preadolescenti, una fascia d’età particolarmente vulnerabile alle pressioni sociali e ai modelli estetici proposti online.

Chi sono i “Sephora Kids” e perché preoccupano gli esperti?

Negli ultimi anni si è diffusa a livello internazionale l’espressione “Sephora Kids”, utilizzata per descrivere bambini e ragazzini che frequentano negozi di cosmetica acquistando prodotti normalmente destinati agli adulti.

Molti di questi giovani consumatori utilizzano sieri con retinolo, acidi esfolianti, prodotti anti-age e cosmetici contenenti ingredienti attivi molto concentrati. Si tratta di formulazioni sviluppate per affrontare problematiche tipiche della pelle adulta e che risultano spesso inutili o addirittura dannose per una pelle ancora in crescita.

Il fenomeno ha attirato l’attenzione di dermatologi e psicologi perché coinvolge ragazzi sempre più giovani. In alcuni casi la skincare diventa una vera attività quotidiana centrale, capace di occupare tempo, energie e pensieri.

Secondo il professor Giovanni Damiani, dermatologo dell’Università Statale di Milano e autore dell’editoriale, il rischio non riguarda soltanto l’uso improprio dei prodotti. Il problema più profondo è che questi strumenti finiscono per alterare il modo in cui bambini e adolescenti percepiscono la propria immagine.

Perché i social network stanno alimentando questa tendenza?

I social media rappresentano uno dei principali motori della cosmeticorexia.

Piattaforme come TikTok, Instagram e YouTube propongono quotidianamente contenuti dedicati alla skincare. Influencer, creator e celebrità mostrano routine elaborate che spesso comprendono numerosi prodotti e passaggi.

Gli algoritmi tendono inoltre a premiare i contenuti che mostrano volti perfetti, pelle uniforme e risultati immediati. Questo contribuisce a diffondere l’idea che una pelle senza imperfezioni sia non solo possibile, ma anche necessaria per sentirsi accettati.

Il problema è che molte immagini vengono realizzate con filtri, illuminazioni particolari o strumenti di modifica digitale. I più giovani, tuttavia, non sempre sono in grado di riconoscere queste manipolazioni e finiscono per confrontarsi con standard irrealistici.

In questo contesto la normale variabilità dell’aspetto umano viene percepita come un difetto da correggere.

Quali danni può provocare alla pelle?

La pelle dei bambini e dei preadolescenti presenta caratteristiche molto diverse rispetto a quella adulta.

La barriera cutanea è più delicata e più sensibile agli agenti irritanti. L’applicazione frequente di cosmetici non necessari può quindi provocare effetti indesiderati importanti.

Tra le conseguenze più frequenti figurano dermatiti irritative, arrossamenti, secchezza, alterazioni della barriera cutanea e reazioni allergiche da contatto.

Particolarmente problematico può essere l’utilizzo di sostanze esfolianti, acidi, retinoidi o principi attivi ad alta concentrazione, che possono compromettere l’equilibrio fisiologico della pelle giovane.

In alcuni casi il tentativo di ottenere una pelle perfetta finisce paradossalmente per peggiorarne le condizioni, innescando un circolo vizioso di nuovi trattamenti e ulteriori irritazioni.

Quali sono le conseguenze psicologiche?

Se i rischi dermatologici sono concreti, quelli psicologici potrebbero essere ancora più significativi.

Gli autori dello studio sottolineano che la cosmeticorexia potrebbe rappresentare una manifestazione precoce di problematiche legate all’immagine corporea.

La continua attenzione all’aspetto fisico favorisce infatti comportamenti di auto-osservazione costante e può alimentare insicurezza, ansia e insoddisfazione cronica.

Secondo gli esperti esiste inoltre il rischio di un collegamento con il disturbo da dismorfismo corporeo, una condizione psicologica caratterizzata da una preoccupazione eccessiva per difetti fisici minimi o inesistenti.

Quando un ragazzo impara a valutare il proprio valore personale quasi esclusivamente attraverso l’aspetto esteriore, aumenta il rischio di sviluppare fragilità emotive che possono accompagnarlo anche nell’età adulta.

Perché la Generazione Alpha è particolarmente vulnerabile?

La Generazione Alpha è la prima generazione cresciuta completamente immersa nel mondo digitale.

Molti bambini utilizzano smartphone e social network fin dai primi anni di vita. Questo significa che entrano in contatto molto precocemente con messaggi pubblicitari, influencer e modelli estetici che in passato riguardavano soprattutto adolescenti e adulti.

Inoltre, l’attuale mercato della cosmetica propone prodotti sempre più sofisticati e attraenti anche per i consumatori più giovani. Packaging colorati, campagne pubblicitarie coinvolgenti e contenuti virali contribuiscono a rendere la skincare una sorta di fenomeno culturale.

Il risultato è che bambini ancora lontani dall’adolescenza iniziano a preoccuparsi della comparsa di rughe, pori dilatati o segni dell’età che, biologicamente, non li riguardano minimamente.

La cosmeticorexia è già considerata una malattia?

Attualmente la cosmeticorexia non compare nei principali manuali diagnostici internazionali come il DSM-5 o l’ICD-11.

Non esiste quindi una diagnosi clinica ufficiale riconosciuta. Tuttavia, gli studiosi ritengono che il fenomeno meriti grande attenzione.

L’editoriale pubblicato su Dermatology and Therapy propone infatti di approfondire il tema attraverso studi epidemiologici, strumenti di valutazione specifici e un monitoraggio sistematico della diffusione del fenomeno.

L’obiettivo è capire se la cosmeticorexia rappresenti semplicemente una moda passeggera oppure una nuova forma di disagio psicologico legata all’immagine corporea e all’utilizzo dei social media.

Come possono intervenire famiglie e professionisti?

Secondo gli esperti, la risposta deve essere multidisciplinare e coinvolgere famiglie, scuole, pediatri, dermatologi e psicologi.

I genitori hanno un ruolo fondamentale nel promuovere un rapporto equilibrato con il corpo e con l’aspetto fisico. È importante spiegare ai figli che la pelle cambia naturalmente nel tempo e che imperfezioni, variazioni e trasformazioni fanno parte della crescita.

Anche l’educazione digitale diventa essenziale. Aiutare bambini e adolescenti a riconoscere filtri, strategie pubblicitarie e contenuti poco realistici può ridurre l’impatto dei modelli estetici irraggiungibili.

Dal punto di vista medico, gli specialisti invitano a scoraggiare l’uso indiscriminato di prodotti cosmetici complessi nei più giovani e a promuovere invece routine semplici, adeguate all’età e basate sulle reali necessità della pelle.

La vera sfida, sottolineano gli autori dello studio, non consiste nel demonizzare la cura di sé. Prendersi cura della propria pelle è infatti un comportamento positivo. Il problema nasce quando il desiderio di stare bene si trasforma nella ricerca incessante di una perfezione impossibile, fino a condizionare il benessere fisico ed emotivo delle nuove generazioni.