Parlare di obesità richiede attenzione, sensibilità e precisione. Si tratta infatti di una malattia cronica complessa, riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). La quale coinvolge fattori genetici, ambientali, psicologici e sociali. Per questo motivo, il linguaggio utilizzato per descrivere chi convive con questa condizione deve essere rispettoso, inclusivo e privo di giudizi.
Oggi è la Giornata Mondiale contro l’Obesità. In collaborazione con l’azienda sanitaria Lilly e con il patrocinio dell’Associazione Amici Obesi, è stato elaborato un glossario di 25 termini chiave. Il tutto per affrontare il tema in maniera corretta, evitando stereotipi, battute e generalizzazioni dannose. L’iniziativa fa parte del progetto Parole O_Stili, nato nel 2017 per promuovere pratiche comunicative più rispettose, anche nel mondo dello sport, dove il body shaming e la pressione sugli standard estetici possono avere effetti significativi sul benessere fisico e psicologico.
Il linguaggio plasma il pensiero
Indice dei contenuti
Body shaming e grassofobia
Il body shaming consiste nel giudicare o deridere l’aspetto fisico di qualcuno, con commenti offensivi o denigratori. Anche frasi apparentemente neutre o positive, come “Hai perso peso, sembri stare meglio”, possono rinforzare l’idea che la magrezza sia sinonimo di valore o salute. Alcuni gruppi, come le persone con corpi non conformi agli standard di peso e forma, sono particolarmente vulnerabili a queste pressioni, fenomeno noto come fat shaming.
La grassofobia è l’insieme di pregiudizi e discriminazioni contro persone con corpi grassi. Deriva da una cultura che associa magrezza a bellezza, successo e salute e il grasso a pigrizia o mancanza di autocontrollo. Ignorando la complessità dell’obesità come patologia multifattoriale.
Anche Sapir-Whorf ritenevano che le lingue influenzassero in modo diverso la capacità cognitiva e la percezione dei parlanti, radicando il pensiero in un preciso contesto culturale.
Stigma clinico e diet culture
Anche nel contesto sanitario esistono forme di discriminazione. Lo stigma clinico riguarda pregiudizi da parte di operatori sanitari che riducono la salute di una persona al peso corporeo, con diagnosi o trattamenti inadeguati. Parallelamente, la diet culture promuove la magrezza come unico modello di salute e bellezza. Contribuendo a ansia, bassa autostima e percezione distorta del corpo.
Per contrastare questi effetti è fondamentale adottare un linguaggio inclusivo. Rispettando le preferenze individuali e riconoscendo la persona prima della condizione. In questo senso si distinguono due approcci:
Identity first: pone l’identità della persona al centro, ad esempio “persona obesa”, valorizzando la condizione come parte dell’identità senza vergogna.
Person first: mette al centro la persona prima della condizione, come in “persona con obesità”, sottolineando che l’obesità è solo una caratteristica, non un tratto dominante.
Body positivity e body neutrality
I movimenti di body positivity e body neutrality promuovono l’accettazione dei corpi nella loro diversità. La body positivity incoraggia l’amore per il proprio corpo, celebrando forme e dimensioni differenti. Mentre la body neutrality punta a un approccio neutrale, concentrandosi su ciò che il corpo può fare piuttosto che sull’aspetto fisico. Entrambi i movimenti puntano a ridurre stigma e discriminazioni, supportando il benessere psicologico e sociale.
Termini e strumenti chiave
Altri concetti importanti comprendono:
Curvy: termine positivo per indicare corpi con curve, anche se non tutti lo considerano neutrale.
Taglia forte: categoria di abbigliamento per corporature più grandi, da usare con consapevolezza per evitare stigma.
Corpo non conforme: descrive corpi che non rientrano negli standard estetici dominanti.
Globesity: neologismo che indica l’epidemia globale di obesità, legata a fattori ambientali, sociali e culturali.
Strumenti clinici come l’Indice di Massa Corporea (IMC) e la circonferenza vita aiutano a valutare i rischi associati all’obesità. Mentre altri come comorbidità, stadi di obesità e prevenzione primaria permettono di pianificare interventi mirati per migliorare salute e qualità della vita.
Obesità infantile e stili di vita
L’obesità infantile è una crescente emergenza sanitaria: tra i 7 e i 9 anni, il 25% dei bambini europei è in sovrappeso e l’11% è obeso, secondo dati COSI-OMS (2022-2024). Interventi educativi, attività fisica regolare e sensibilizzazione alimentare sono fondamentali per contrastare il fenomeno.
Leggi qui il glossario di Parole O-stili.
Fonti: Parole O-stili, Associazione Amici Obesi
