L’RSV NON COLPISCE SOLO I BAMBINI, MA CAUSA MIGLIAIA DI OSPEDALIZZAZIONI TRA GLI OVER 60.
IN ITALIA SI STIMANO FINO A 50.000 RICOVERI E CIRCA 1.800 DECESSI L’ANNO TRA GLI ANZIANI.
LA VACCINAZIONE NEGLI ADULTI NON È ANCORA INCLUSA NEL PIANO NAZIONALE DI PREVENZIONE VACCINALE.
Per decenni il virus respiratorio sinciziale, noto come RSV, è stato considerato un problema quasi esclusivamente pediatrico. Oggi, però, il quadro epidemiologico è cambiato. Con l’invecchiamento progressivo della popolazione, l’RSV emerge come una minaccia significativa anche per gli adulti, in particolare per gli over 60 e per chi convive con patologie croniche.
A margine del Congresso Mondiale RSV in corso a Roma, Antonino Biroccio, General Manager di GSK, ha sottolineato come la vaccinazione rappresenti uno degli strumenti più impattanti della medicina moderna, secondo solo all’introduzione dell’acqua potabile in termini di beneficio per la salute pubblica. E proprio l’evoluzione demografica impone un cambio di paradigma.
Cos’è l’RSV e perché preoccupa negli adulti
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L’RSV è un virus respiratorio altamente contagioso che si trasmette attraverso le goccioline respiratorie e il contatto diretto. Nei bambini piccoli può causare bronchiolite e polmonite. Negli adulti sani spesso si manifesta con sintomi simili a quelli di un raffreddore o di un’influenza lieve. Tuttavia, nelle persone anziane o fragili, può evolvere in infezioni respiratorie acute severe.
Il virus è responsabile di riacutizzazioni di patologie croniche come broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), asma e scompenso cardiaco. Può inoltre associarsi a eventi cardiovascolari avversi maggiori, aggravando condizioni già compromesse.
Secondo i dati citati durante il congresso, in Italia si stimano ogni anno circa 290.000 casi di infezione respiratoria acuta da RSV tra gli over 60, con un numero di ospedalizzazioni compreso tra 25.000 e 50.000 e circa 1.800 decessi. Solo nell’ultima settimana del 2025, in nove regioni italiane si sono registrati oltre 26.000 accessi al pronto soccorso correlati a virus respiratori.
Vaccinazione RSV: un Paese che invecchia e un sistema sotto pressione
L’Italia è uno dei Paesi più anziani al mondo. La riduzione delle nascite e l’aumento dell’aspettativa di vita hanno determinato un incremento significativo della popolazione fragile, spesso affetta da più comorbidità. Questo si traduce in una crescente domanda di cure e in una pressione costante sul Servizio Sanitario Nazionale.
In questo scenario, la prevenzione vaccinale negli adulti diventa una leva strategica. Ridurre le infezioni gravi significa diminuire ricoveri, complicanze e mortalità, ma anche liberare risorse economiche e professionali per altre aree di assistenza.
Vaccinazione RSV: l’efficacia dei vaccini anti-RSV
Le evidenze scientifiche disponibili mostrano risultati incoraggianti. Studi di real world evidence indicano un’efficacia del vaccino anti-RSV di GSK nella riduzione delle ospedalizzazioni compresa tra il 70% e l’85%.
Ulteriori dati provenienti dagli Stati Uniti hanno evidenziato un’efficacia del 63,1% contro gli eventi cardiovascolari avversi maggiori associati a RSV. Uno studio danese ha inoltre documentato una riduzione significativa delle esacerbazioni gravi di BPCO e asma correlate al virus, rispettivamente del 74,4% e del 61,6%.
Questi numeri suggeriscono che il beneficio della vaccinazione va oltre la semplice prevenzione dell’infezione respiratoria, incidendo su complicanze sistemiche che rappresentano una quota rilevante della morbilità negli anziani.
Perché non è ancora nel Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale?
Nonostante le evidenze disponibili, la vaccinazione contro l’RSV negli adulti non è ancora inclusa nel Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale italiano. L’inserimento richiede valutazioni complesse, che tengono conto di impatto epidemiologico, sostenibilità economica e priorità sanitarie.
Tuttavia, il carico clinico documentato e l’efficacia dimostrata pongono il tema con urgenza all’attenzione dei decisori pubblici. In un contesto di risorse limitate, investire in prevenzione può rappresentare una scelta strategica per contenere i costi a lungo termine.
Vaccinazione RSV: l’impatto economico della prevenzione
Le analisi di farmacoeconomia citate durante il congresso indicano che ogni euro investito nella vaccinazione contro l’RSV nella popolazione over 75 può generare un risparmio sanitario pari a circa tre euro. Nella fascia 60-74 anni, il ritorno stimato arriva fino a otto volte l’investimento iniziale.
Questo dato assume particolare rilevanza perché riguarda una popolazione ancora attiva dal punto di vista lavorativo e sociale. Ridurre l’incidenza di infezioni severe significa anche limitare giornate di lavoro perse, ridurre l’assistenza informale richiesta ai familiari e preservare autonomia e qualità di vita.
Verso una nuova cultura della vaccinazione adulta
Tradizionalmente, le campagne vaccinali si sono concentrate sull’infanzia. Oggi si afferma con forza il concetto di “life-course immunization”, cioè la vaccinazione lungo tutto l’arco della vita.
L’RSV si inserisce in questo quadro insieme ad altri vaccini raccomandati per gli adulti, come quello contro influenza, pneumococco e herpes zoster. Estendere la cultura vaccinale alla popolazione adulta richiede informazione, fiducia nelle istituzioni e un’offerta organizzativa efficace.
Come sottolineato durante il congresso, proteggere gli adulti fragili non è solo una questione individuale. È una scelta di sistema, che contribuisce a costruire un Servizio Sanitario Nazionale più resiliente e sostenibile.
Investire nella vaccinazione contro l’RSV significa, dunque, non solo prevenire malattie respiratorie, ma rafforzare la capacità del sistema di affrontare le sfide di un Paese che invecchia, senza rinunciare all’innovazione terapeutica in altri ambiti, dall’oncologia alle malattie croniche.
